Addio Francoforte

5
BCE di notte Francoforte

Non sapevo cosa aspettarmi ma io avevo un misto di sprovvista, emozione e rabbia. Ritenevo poco credibile che si fosse fatto 200km per “lasciarmi” o chiudere, ma la sensazione era completamente diversa anche dal credere che fosse venuto per “amore” o per aggiustare le cose. Salgo alla Stazione Centrale di Francoforte esattamente 4 mesi e mezzo dopo il nostro ultimo incontro lì, mi ricordavo tutto e mi sembrava di esserci stata il giorno prima. Il tempo vola in un modo indescrivibile. Il nostro ultimo incontro estivo in stazione, tra l’altro, coincide con il giorno più bello che abbiamo mai passato insieme.

Nonostante mi avesse aspettata per circa 4 ore, io mantengo un tono scazzato più a lungo che posso. Lui sembrava conciliante e abbastanza tenero, quantomeno tranquillo. Mi fa vedere al pc un articolo di giornale con una foto di un incidente, mi dice che è un suo amico che è morto a Sarajevo, e mercoledì partirà per andare al funerale. Inizio così a deporre qualche arma e parte del mio atteggiamento. Facciamo due passi e andiamo a parlare in una cioccolateria. Mi fa l’elenco di tutte le cose che non vanno in me e nel nostro rapporto. Mi sentivo un po’ in colpa comunque. E soprattutto non volevo perderlo per niente al mondo in quel momento.

Per essere stato il nostro unico incontro in quei giorni, direi che è stato piuttosto breve e insoddisfacente. Facevo i passi lenti a ritorno, per poter stare più tempo con lui, per parlare ancora, per aggrapparmi a quegli ultimi momenti insieme, perchè presumibilmente sarebbero stati gli ultimi. Non è neanche una persona che poi posso incontrare per strada, di cui posso sapere qualcosa, di cui posso avere notizie dagli amici, no. Quando chiudi storie del genere, le chiudi poi per sempre.

Una volta arrivati in stazione, mentre fa il biglietto di ritorno mi chiede di andare con lui a Duesseldorf, adesso. Come al nostro primo incontro mi chiese di andare con lui a Pechino il giorno dopo.

Gli dissi no, e lui non insistè. Lo accompagnai al treno, ci salutammo con un bacio, ma fu tutto più veloce, confuso, triste, rispetto alla prima volta. Fu tutto così… finito. Tanto che, per la prima volta lui non mi disse “non dimenticarmi”.

Il treno partì, e io scesi a prendere la metro.

Gli ultimi due giorni li ho vissuti come un’anima in pena che ha perso tutto. La mia permanenza volgeva al termine e niente era andato come speravo. Si deve avere una grande attitudine per partire con grande entusiasmo e riuscire a rovinare tutto il rovinabile ed io, modestie a parte, ho sempre mostrato una certa abilità in questo campo.

Feci la spesa delle cose che volevo portare in Italia, feci ancora qualche foto e qualche video, passai per i luoghi del centro che erano stati tanto significativi la prima volta. Passai sotto il portone della mia prima casa, chissà chi c’era adesso. I locali sotto casa, che prima avevano tutti i tavoli fuori, adesso erano solo al chiuso ed Elefantengasse mi parve così vuota e desolata. Le discoteche erano chiuse; perfino il Cocoon aveva chiuso, una delle discoteche più famose d’Europa in cui sarei voluta tornare così tanto. In soli tre mesi era cambiato tutto.

Il lunedì mi decisi che era il momento di andare a Duesseldorf, anche se ci avessi dovuto passare tre ore o solo una notte. Pensavo fosse il momento di dimostrargli qualcosa, soprattutto che a me importava, che ci tenevo, e che non volevo finisse così. Tornai di nuovo in stazione per vedere se c’erano biglietti meno cari, provai a contattarlo per dirglielo, ma non mi rispose in tempo. Solo verso le 21 ci sentimmo, e in fondo fu una bellissima telefonata. Il lunedì era ormai passato quasi tutto, così mi proposi per andare l’indomani da lui. Ma aveva deciso di andare al funerale dell’amico un giorno prima e quindi l’indomani mattina sarebbe partito per Sarajevo. Ora sì che avevo perso tutto.

Il martedì mattina partì per l’Italia anche Giuseppe che mi ospitava, così ci siamo salutati tra il sonno e le corse per prendere l’aereo. Io restai in stanza, sola, ad ascoltare la musica taglia-vene, quella adattissima per momenti del genere.

Uno degli ultimi giorni d’estate a Francoforte, ascoltai per strada un gruppo peruviano che suonava questa musica bellissima (il video non è mio). Il giorno dopo, sempre d’estate, uscii con lui e riuscii a risentire quella stessa canzone mentre eravamo insieme e ci baciammo interminabilmente con quel sottofondo. Destino volle, che anche nei giorni natalizi disgraziati, quel gruppo fosse lì, a suonare la stessa canzone. Ma stavolta ero da sola ad ascoltarli e a pensare a ciò che fu.

Non contenta, volli completare il quadretto salendo sulla terrazza della Zeil Galerie, altro posto fondamentale del nostro incontro. Destino volle anche qui che fosse chiusa. Niente più ricordi da ultima volta. Sapevo che a Francoforte non ci sarei più tornata, e per questo volevo vedere tutto per l’ultima volta. In fondo ero io che non ci volevo neanche più tornare.

Sapevo che la mia vita sarebbe stata tutt’altra dopo Natale, avevo avuto un’offerta da un’azienda della mia città per poi andare in Cina, per cui non ci sarebbero state più capatine a Francoforte, weekend, incontri, relazioni d’amore recuperate per i capelli. Non ci sarebbe stato più niente di tutto ciò.

Passai sotto la BCE e guardando il grattacielo pensai che sarebbe stato bello lavorare lì. Chissà che un giorno, prima o poi….!

La mattina della partenza mi resi conto che avevo sbagliato orario dell’aereo, credevo partisse un’ora dopo rispetto a quello che mi ricordavo, così sbagliai la sveglia, i tempi, e tutti i calcoli annessi e connessi dato che mi contraddistingue una furbizia non indifferente. Per fortuna riuscii comunque ad arrivare in tempo.

Ai controlli c’era un ragazzo davanti a me in ginocchio che vomitava ininterrottamente in un sacchetto di plastica. Quando fu il mio turno feci suonare tutti i controlli possibili e immaginabili e, da bravi tedeschi, mi esplorarono in ogni dove alla ricerca di esplosivi, pistole, coltelli e compagnia bella.

L’aereo partì con più di un’ora di ritardo. Non provai emozioni particolari di tristezza, in fondo non mi dispiaceva affatto tornare in Italia e finalmente mangiare qualcosa di decente che mi facesse riprendere dall’intossicazione che mi aveva distrutto lo stomaco. A Fiumicino mangiai un gelato e conobbi un ragazzo, poteva essere l’uomo della mia vita, ma non ci siamo scambiati alcun contatto per cui l’ho perso per sempre.  Anche l’aereo da Fiumicino a Napoli partì con la sua oretta e mezza di ritardo.

Credo sia stata la volta in cui sono stata più felice di tornare. Sentivo di essermi tolta un peso.

Ed ero e sono sicura, che Francoforte e la Germania, non le rivedrò per molto, molto, molto, mooolto tempo.

 

E dopo Francoforte, che è successo? 

Dopo Francoforte non ho più voluto vedere Francoforte. Ma non mi ero mai accorta quante volte al giorno, fra BCE e la Borsa, venga passata ai tg a tutte le ore.

Dopo Francoforte ho cercato lavoro. In Svizzera, a Milano, A Venezia.

Dopo Francoforte ho avuto voglia di godermi la famiglia e voglia di ripartire ancora. Dopo Francoforte ho oscillato tra i deliri di onnipotenza e i “non valgo un cazzo”.

Dopo Francoforte la storia con lui è continuata ancora un po’, per poi avviarla del tutto sulla strada del “the end”. Quella persona non faceva decisamente per me, non avrei potuto sopportare un altro uomo acquario, sebbene lui abbia avuto una discreta importanza in quel pezzo della mia vita.

Dopo Francoforte ho avuto due concrete possibilità di ri-espatriare, una a Berlino e una verso HongKong. Forse non mi sento ancora pronta per il far east, e quindi ho colto Berlino. Sì, partirò per altri mesi per andare a lavorare lì e in Cina mi riservano il posto anche per dopo. Io ero mangiata dai sensi di colpa per aver rinunciato alla Cina, ma ora che so che posso rigiocarmela sono più tranquilla.

E quindi sì, è probabile che ci sarà un nuovo pezzo di blog sulla nuova vita a Berlino. Ma la partenza è prevista più in là, magari ne darò comunicazione proprio in questo spazio.

Ringrazio tutti quelli che mi hanno letta e che mi hanno scritta (in particolare Federica P. la cui mail mi colpì molto), ma prima di salutarvi temporaneamente, vi lascio un video dove ho riassunto i miei tre mesi francofortesi estivi. Ne avrei un altro anche sul ritorno invernale, ma non so se lo pubblicherò.

Clicca qui–> Video “La mia Francoforte” 

Francoforte
  • Pingback: Addio Francoforte (parte 2) |()

  • Sara

    Io ci credo e ci devo credere altrimenti e` inutile anche provarci. Io tornero` in Italia il 4 Aprile per la mia Laurea che dovrebbe essere a Giugno. Lui restera` qui in Irlanda per il suo ultimo anno di Universita`, nonostante sia tedesco (ovviamente di Francoforte) e mi aspettera`. Abbiamo deciso cosi` perche` io non parlo tedesco e lui non parla italiano quindi l’Irlanda ci e` sembrato un buon compromesso. Ovviamente non sara` facile trovare un lavoro che mi permetta di vivere qui non piu` come Erasmus, ma soprattutto trovare lavoro nella citta` in cui lui frequenta l’Universita`. Magari andra` tutto bene, chi lo sa. In bocca al lupo anche a te, per tutto. Magari un giorno ci incontreremo a Francoforte 🙂

  • erika

    io, lui l’ho lasciato esattamente dove l’ho trovato..ma per volontà sua…e quanto mi è pesato, il banco di prova forse è stato il mio rientro in italia..lui disse” quando tu tornerai in italia, io continuerò la mia vita, ci sentiremo..resteremo amici…”mah…alle volte abbiamo proprio bisogno di essere prese in giro perchè come dice una famosa pubblicità se non ti fai male abbastanza “godi solo a metà!!!!”….

  • Non tutte le storie sono uguali. La tua storia, (come tutte) o durerà o finirà, e te ne renderai conto molto presto. Vedersi in Italia è un banco di prova importante, probabilmente lo capirai lì. In bocca al lupo e, se pensi ne valga la pena, credici.

  • Sara

    OK ora devo sapere! non ti conosco, ma sto vivendo la stessa tua storia in Irlanda e a breve lascero` il paese dove ci siamo conosciuti per tornare in Italia, con la promessa di vedersi tra un mese. Spero davvero che la tua storia finisca nel modo migliore, perche` voglio ancora crederci, voglio sperare che per una volta tutto andra` bene. Un bacio