Arrivo ad Amburgo

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veduta aerea

Sabato 19 luglio 2014

Credo di non essere mai partita con un umore peggiore in vita mia.
Ho passato tutto il mese prima di partire a litigare ogni santo giorno a casa perché le mie scelte di espatrio non vengono mai comprese. I miei vivono ancora negli anni del boom dove esci dall’università e ti ricoprono d’oro per andare a lavorare, perché l’Italia esplode di soldi e lavoro. E quindi se io non riesco a trovare lavoro è colpa mia, mia che sono una cretina, e non so affrontare i selezionatori a viso aperto costringendoli a darmi almeno 2000€ al mese e possibilmente con tutte le condizioni da me dettate.
A volte mi chiedo seriamente dove vivano sia dal punto di vista lavorativo che relazionale. Capisco l’egoismo genitoriale e il ritenere che i propri figli siano sempre migliori degli altri, ma qui si esagera.

Il risultato è stato chiaramente quello di impuntarmi ferocemente, dovendomi prendere una grossa responsabilità di quello che poteva comunque sembrare un salto nel vuoto, ed una rottura con chi dovrebbe essere in prima fila a sostenermi ad ogni costo, soprattutto se non sto ammazzando nessuno.

Ad un certo punto mi sono sentita costretta dalle circostanze a dover partire. I concorsi truccati, gente che ti fa un colloquio e non ti vuole pagare, nessuno che risponda a CV inoltrati, prospettive future nulle, la famiglia contro…!
Non mancava nulla per farmi stare peggio all’idea di andarmene.
Tristezza nel salutare mia nonna che mi dice commuovendosi “io sarò sempre con te anche se siamo lontane”. Tristezza nel salutare Adam che è l’unico che dovrebbe stare a pezzi, eppure mi sembra l’unico che riesce anche a gioire per me perché io sono contenta. So che parto già con un carico di problemi per la casa (che è una bettola costosa), per la coinquilina (che non mi pare delle migliori, del resto è una sconosciuta presa su internet), per la burocrazia. Ma spero di farcela comunque.

aereo vuotoPrendo quel benedetto aereo sabato 19 luglio alle 20:20. I tedeschi al check-in questa volta mi stanno sulle balle, mi sembrano chiassosi, stupidi, altezzosi. Saluti freddi in aeroporto, e prendo quel volo che è una maledizione ed una liberazione allo stesso tempo. In aereo non smetto di guardare fuori dal finestrino, mi commuovo, mangio svogliatamente la cena senza sapore che ci viene data da Germanwings. Alle 22:55 atterriamo e c’è ancora un po’ di chiarore sopra l’aeroporto. Aeroporto silenzioso e deserto dove mi sembra che solo le ruote della mia valigia facciano rumore. Mi dirigo al ritiro bagagli, prendo la valigia, poi esco a prendere il taxi. Mi tocca un tizio alto e magro con la faccia da intellettuale, in canottiera rossa e completamente tatuato. Aveva tutta l’aria di un serial killer. Invece, parlandoci, era gay, e quindi mi sono sentita al sicuro. Nel tragitto guardo fuori, la città è ormai buia e con zero traffico, mi ricorda un po’ Stoccolma. In 20 minuti sono a casa, è quasi mezzanotte e chiedo al tassista di portarmi su al 5° piano la valigia più pesante: “Le do 10€ extra” – “Ma per 10€ te lo faccio anche due volte” mi risponde.

Per fortuna il 5° piano è molto molto basso. Mi accoglie Mimien, una ragazza indonesiana di 39 anni. Mi accoglie con un caloroso: “se la sera esci e conosci qualcuno, per favore non portare uomini sconosciuti a casa”. ‘nnamo bene, ha rotto subito il ghiaccio. Detto come se fosse la regola numero 1 di casa. Parliamo un po’, le dò i soldi e poi leva il disturbo per farmi dormire. Ed eccomi lì, con il risultato delle mie scelte. Da sola in un soggiorno subaffittato da una mezza truffatrice, un divano che sarà il mio letto, con la roba in valigia per assenza di armadio, con una piccola finestra 20×40 sopra il soffitto da cui non entra luce sia per la posizione che perché non è mai stata lavata da nessuno e la coltre di sporcizia fa sì che non si veda nulla. La casa è sporca, il bagno mi fa schifo solo ad entrarci, le stoviglie sono stipate sporche da giorni in lavastoviglie, in una cucina senza tavolo, il che significa che cenerò sul divano dove dormo.

Eccolo qui, intorno a me e davanti ai miei occhi, il risultato delle mie scelte.

casa Amburgo

Amburgo