Le mie aspettative da italiana all’estero

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Binari treno

“Dobbiamo riscoprire la distinzione fra speranza e aspettativa.” Ivan Illich

Si potrebbero fare mille paragoni tra Napoli e Francoforte, e sarebbe difficile non cadere nel pregiudizio o nel banale. Sono stata diverse volte in Germania, ma è la prima volta che ci vivo e non sono mai stata prima a Francoforte.
Tutti quelli che ci sono stati, o che ci hanno vissuto, dicono che si vive bene, che funziona tutto, che non c’è criminalità, (non quella di tipo aggressivo contro la persona almeno) che i trasporti sono efficientissimi, che si trova lavoro facilmente, che c’è una multiculturalità enorme e tutta tesa all’integrazione e che i servizi sono eccellenti. Tutti gli ultimi programmi tv visti in Italia, nelle trasmissioni di approfondimento sull’articolo 18 e vari altri, proponevano sempre come modello di efficienza la società tedesca.
Francoforte è la 7ma città più vivibile al mondo (al 2012, dopo Ginevra, Zurigo, Vancouver, Auckland, Vienna e Duesseldorf ). Napoli è fra le ultime in Italia.

Mi aspetto chiaramente di verificare tutte le cose ovvie che mi sono state dette, ma soprattutto spero di poter sfatare la perfezione tedesca (che poi, esisterà mai questa perfezione? e sarà proprio nascosta in Germania?) e rivalutare altri aspetti dell’Italia e soprattutto della mia città. Sono curiosissima di vivere questa “perfezione”, di capire questi luoghi comuni fin dove sono tali e fin dove invece sono banali e non veritieri.
Sono curiosa di capire se l’Italia, vista da fuori, è davvero questo gran casino di invivibilità e malessere.
Sono curiosa di vedere quali cose stupide mi mancheranno che non pensavo mi sarebbero mancate, di vedere se all’estero è “tutto più facile” come dicono in tanti esterofili o se “è tutto più difficile” come quando una storia ti viene raccontata da chi è andato all’estero e si è fatto da solo con mille sacrifici.
Vorrei capire quanto è giustificato quell’odio che tanti espatriati covano per il nostro Belpaese, e quanto è invece solo simbolo di un malessere covato per anni ma del tutto individuale.
Sono curiosa di sapere se è vero il detto che “Napoli, più lontana sta e più bella pare” che, per estensione, può valere anche per l’Italia.

Al di là di queste curiosità, non ho fatto alcun progetto, non riesco e non voglio neanche immaginare questi tre mesi. Che poi, solo sulla carta sono tre mesi, ma se non va come voglio, me ne torno molto prima. Anche se, agli occhi dei miei amici e famigliari, tutti mi vedono espatriata per sempre. Non so perchè non hanno capito che al massimo ci sto tre mesi e poi si rifanno le valigie di cartone e si torna a casa. Non ho capito cosa gli sfugge della realtà dei fatti, della durata reale dello stage e di come si siano premurati di togliere ogni speranza su un eventuale prolungamento e rapporto di lavoro futuro.
Eppure io mi vedo precaria e pronta al ritorno in qualsiasi momento. Loro tutti invece, mi vedono stabilita a vita natural durante in terra straniera.

Ai posteri l’ardua sentenza.

Francoforte
  • Gaetano Calcagno

    e allora? come sono andati questi tre mesi? 🙂 … anch’io dovrei

    • Gaetano Calcagno

      trasferirmi per circa 6 mesi…e sto iniziando a informarmi sul da farsi!

      • Sono andati bene e io consiglierei a tutti quelli che hanno l’occasione di farlo, di partire anche solo a tempo determinato.
        In bocca al lupo 🙂