Chicche dal Consolato

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Minni e Topolino Francoforte

Wow hai lavorato al Consolato? mmmhbbello“.
Suona più o meno così il commento del mio interlocutore quando racconto del mio stage. Chissà cosa pensa la gente, probabilmente in tanti pensano che sia un mondo dorato, prestigioso e che si abbia a che fare ogni giorno con gente diversa e interessante. NON è così.
In realtà il servizio che offre il Consolato non è altro che la replicazione di una sede comunale però all’estero. Certo, lo stipendio è circa 6 volte superiore, ma questo non ci interessa e, soprattutto, non esenta coloro che quella cifra la guadagnano dal lamentarsi.
I connazionali con cui si ha giornalmente a che fare sono un misto fritto di personalità, estrazione sociale, e anche i livelli di ignoranza sono eterogenei nonostante abbia notato dei raggruppamenti al ribasso su cui non mi va di approfondirmi. Le urla sono all’ordine del giorno, le minacce anche, gli isterismi pure. Uno studio sociologico di importanza internazionale, spero che un giorno mi spieghi il perchè alcuni italiani immigrati si presentino in Consolato con la maglia della Nazionale italiana. Che è poi un avvenimento affine al fatto che agli imbarchi aeroportuali per Napoli ci sia SEMPRE almeno un individuo con la maglia del Napoli. Preciso che sto parlando della mia città.
In questo melting pot di quozienti intellettivi, sul lavoro mi sono realmente capitate le seguenti scene:

1) Uomo sui 45 (che chiameremo per comodità “quoziente 10”), distinto, settentrionale, due figli appena adolescenti venuto a fare i passaporti. Al momento di pagare: “Senta io che faccio 3 passaporti, quanti ne pago?”
Collega: “tre”.
Q.10: “Ma non c’è qualcosa tipo sconto famiglia?”
Io e collega, ridacchiando: “ehhhh no”.
Q10: “Pensavo ci fosse qualcosa tipo per tre passaporti fatti insieme c’è uno sconto”
Collega: “Ehhh che stiamo al supermercato al 3×2?”

Che poi, dico io, stai facendo dei passaporti per la famiglia, quindi stai andando in vacanza in un Pase extra-UE, che potrebbe essere anche la Bielorussia, ma che più probabilmente è il Brasile, gli USA, le Maldive o i Caraibi: avrai speso migliaia di euro senza batter ciglio, quindi perchè ora vuoi sparagnare 10 o 20 euro???

2) Alle carte di identità, uomo del centro Italia, normale. Lo chiameremo “Quoziente 5”. Q5 (dopo aver sbrigato le cose da fare): “ah, ma poi ho una domanda, quanto dura una carta di identità?”
Collega: “10 anni”
Q5 (sbellicandosi dalle risate) “Ah, ma io ne ho una da 40 anni, non l’ho mai rifatta, non vale?”
Collega ridacchiando: “Eh no, 40 anni è un po’ troppo”.
Q5: “Ma è mantenuta bene, non l’ho mai usata. Vabbè io quella uso lo stesso” e ridendo se ne va.

3) Giornata di panico al pubblico, folla indiavolata, nervosismo diffuso. Marito e moglie (scemo+scema) in attesa. Io difficilmente passavo tra il pubblico, ma in quei momenti di nervosismo si acchiappavano qualsiasi essere vivente per avere informazioni: Scemo+scema: “Senta ma quanto tempo dobbiamo aspettare ancora?”
Io: “guardi non lo so”
Scemo+scema: “non è che ci potrebbe far passare avanti?”
Io: “guardi mi dispiace ma io non posso fare proprio niente. Davvero, mi dispiace”.
Scemo+scema: “ma noi abbiamo la macchina in seconda fila, se mio marito esce a controllarla, poi possiamo tornare allo stesso posto qui?”
Io: “guardi, non so che dirle, ma non credo”
Scemo+scema: “se no può andare lei (cioè io) a controllare la macchina? E’ una renault grigia, sta proprio alla strada qui”
Io: “O___o no guardi, chiedete a qualcun altro, devo andare”.

Ahhhh… quanto mi mancate!