Cinema e party natalizio tedesco

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Il mio (ex) coworking aveva l’abitudine (come tutti i coworking) di organizzare una festa estiva ed una natalizia per allietare i lavoratori. Fino a quel momento, tutte le feste che avevamo fatto erano consistite nel restare dopo il lavoro a cena, in gruppi medio-piccoli e trattenerci a fare due chiacchiere fino a notte con un po’ di musica in sottofondo, risate, e tanto, tanto, tanto alcol come solo chi è stato in Germania può immaginare, capire e sapere.

Questo prolungamento del dopolavoro sarebbe caduto nella settimana della mia ultima ospite. Una mia cara amica di una vita, anche lei amante della Germania ed ex reduce di un erasmus a Colonia. Chiaramente sarà l’ospite a decidere cosa ha voglia o meno di fare la sera, per cui io avevo inizialmente negato la mia presenza. Non ero certo sicura che la mia amica volesse andarci, e non avevo tanta voglia di fare l’ennesima cena al lavoro con le stesse persone e prolungare le pesantezze della giornata con le due zecche che si rincorrono perfino la sera. Avrei preferito respirare e fare altro, anche perché ero certa che lo avrei ben preso a quel servizio quella sera da parte della coppia-di-amici-più-bella-del-mondo.

“Quindi non vieni?” mi chiese la zecca per circa tre giorni. “No, non credo di potere”, “quindi non vieni?”, “eh no”, “ma sicuro?”, “sì (stai tranquilla, hai campo libero)”.

Quei giorni in compagnia della mia amica furono una boccata d’aria fresca. Mi diedero modo di tornare al turismo berlinese, di vedere e scoprire cose nuove, di staccare dalla routine, dal lavoro e di farci un viaggio insieme come non accadeva dalle nostre ultime gite a sfondo culturale ad Ibiza e Mykonos anni prima. E poi ero tranquilla, lei amante della Germania, non si è minimamente scomposta del dover andare in giro da sola perché io lavoravo, superincuriosita dalla città e tedesco-parlante. Insomma, non una di quelli che viene, non spiccicano una parola, fanno continui paragoni con l’Italia, non hanno voglia di andare in giro da soli, ti fanno pesare che stai lavorando, ecc. La sera era carino darle qualche dritta su alcuni percorsi e cose da vedere, e farmi raccontare tutto quello che aveva visto e l’aveva entusiasmata.

Una sera, assieme ad una mia ex compagna del liceo che vive a Berlino, ci sentimmo pronte per l’esperienza più estrema: il cinema in tedesco.
Per l’occasione scegliemmo il cinema più antico della Germania, e un film più o meno a caso. Praticamente scegliere un film è un’impresa. Tutti ti indicano i mega-multisala in inglese, ignorando che io parli tedesco e il film lo voglio vedere in tedesco. Quindi, dopo che hai adocchiato i cinema con film in tedesco, devi scegliere l’orario e il film. Non è come in Italia che se vai a Milano, a Napoli o a Urbino, la programmazione dei film è la stessa in tutta Italia e ben o male, sai che lo spettacolo che vuoi vedere, puoi vederlo tra le 20 e le 21 in qualsiasi cinema della penisola. No, a Berlino ogni cinema è totalmente a sé. Fa orari suoi, e ad ogni ora un film diverso, ed ogni giorno la serie dei film giornaliera è diversa e variano totalmente da cinema a cinema. A Berlino il film che hai scelto lo puoi vedere nel cinema tot alle 11 di mattina un martedì, o il venerdì alle 17:20, o a tutt’altro cinema alle 15:42 ma solo il mercoledì delle settimane pari e la domenica alle 23:47 ma solo se c’è la luna piena. Ovviamente, dopo il primo spaesamento per capirne il meccanismo, capisci che è anche pienissimo di scelta di film sconosciutissimi, indipendenti, piccole chicche e scelte di nicchia e di cui non sentirai mai parlare al di fuori di Berlino. Ad ogni modo riuscimmo a vedere quel film. Il cinema era vecchissimo, mi sembrava di vedere il cinema dei miei genitori negli anni ’70. E’ tutto molto alla buona, compri il biglietto e poi ti chiamano loro quando proiettano lo spettacolo successivo. La sala antistante ha la luce soffusa come in tutti i posti della città, e ovviamente si fuma. In sala per fortuna no. La sala era piccola, vecchia, e con una concentrazione di chiome bionde al 95%. I tedeschi sono muti ma partecipativi quando c’è da ridere. Non si scompongono per nessun tipo di scena e non li ho sentiti borbottare infastidendo tutti ad ogni pie’ sospinto.

La sera successiva ci fu il famoso party. Io sapevo già di cosa si trattava e, tendenzialmente, per il motivo di cui sopra, non ci volevo neanche andare. Pensavo però che potesse essere carino per la mia amica, dopo dure giornate da turista come si deve, farle vedere uno spaccato del posto dove lavoravo e portarla ad una festa con le persone di cui le avevo parlato da settimane. Così, alla fine, ci andammo.

Il primo che vidi e salutai fu Mario: “ehi, alla fine ce l’hai fatta a venire?” – “sì, J”. Quando salutai la zecca lei mi accolse con un calorosissimo “ah, avevi detto che non venivi” – “e invece ce l’ho fatta (ciao, anche io ti voglio bene)”.

In realtà non avevo capito nulla del party, era tutt’altra cosa dalle cene che avevo fatto in genere. Questo era un vero party. Non con i 10-15 amici del lavoro, ma con circa 100 persone, gli amici degli amici, gli sconosciuti, la banda che suonava, l’alcol che scorreva a fiumi, la musica assordante, la luce soffusa, il vin brulè che qualcuno faceva in cucina facendo cadere tutto per terra in pozzanghere.
C’erano i due cani del lavoro, e soprattutto c’erano due bimbi piccoli. Uno appena nato che dormiva beatamente mentre la banda suonava, e l’altro, figlio di un’amica del lavoro che a due anni scorrazzava a destra e sinistra tra cani, alcol, musica e balli. E ballava lui, al centro della pista.
Che rilassatezza totale queste feste tedesche! Avremmo molto da imparare. Bambini così piccoli da noi stanno a casa, e le mamme di conseguenza fino al compimento del 16° anno di età del pargolo. In Germania vengono portati a feste di adulti, con i genitori che si divertono, e i bimbi sono lasciati liberi di fare quello che stracazzo vogliono. Non vengono relegati ad un angolo a fare attenzione a tutto e a tutti, non vengono messi in disparte con un videogiochi o l’iphone in mano per tenerli occupati, e i genitori non devono restare mezz’ora e poi andarsene per mantenere tutti gli equilibri genitoriali, di coppia, del tempo libero e di socialità. Liberi, ognuno libero di fare come vuole, di portare i cani, di giocare con i cani, di portare i bambini, di parlare con chi si vuole nessuno che ti si piantona addosso per conoscerti per forza o che ti tampina tutta la sera chiedendoti il numero.

Per fortuna non successe nulla di ciò che avevo immaginato. Anzi la mia amica sostenne che i due non si cagassero minimamente, e che dal loro atteggiamento era altamente improbabile che fosse successo qualcosa. Che lei cercava di seguire lui e mettersi appresso, ma che lui dava l’idea di scappare da lei. In effetti, forse, quella sera fu così. Ma era anche la tipologia di festa che, tra musica alta, alcol e un casino di gente, non consentiva alcun tipo di vicinanza oggettivamente.
Ed invece, la mia amica, come succede puntualmente agli ospiti, acchiappò il mio amico olandese che parla italiano meglio di me. Noi questo ripetersi dell’ospite che puntualmente acchiappa, lo abbiamo ribattezzato “il culo dell’ospite”. L’ospite acchiappa sempre. Che tu lo inviti in vacanza, al mare, ad un weekend tra amici o in un viaggio, l’ospite acchiapperà sempre. Garantito nel 99% dei casi. L’1% è riservato al caso balordo e a quelli che non hanno proprio voglia di fare un passo.
In ultimo, la festa si è conclusa con l’arrivo della polizia, che io credevo che li caricassero tutti, e invece pare che hai due richiami tranquilli e solo nel terzo caso interviene. Non ho idea di come. Ma interviene.
Io all’indomani dovevo essere lì di nuovo, stavolta per lavorare, e come tutte le mattine alle 9, e come tutte le mattine ero la prima ad arrivare. Ero convinta di trovare ancora vin brulè per terra, alcol, bottiglie e sporco ovunque, sedie ribaltate, vetri rotti. Questo nel caso fossi stata fortunata. In caso di sfortuna, dato l’elevato tasso di alcol unito alla disponibilità di divani comodissimi, pensavo di trovare gente ovunque rimasta a dormire, e vomito in ogni dove.

Ed invece… invece… invece… l’efficienza tedesca mi stupì davvero. C’erano giusto un paio di sedie leggermente spostate. I divani intonsi, nessun reduce dormiente, niente vomito, bagni puliti. Pulizia ovunque. Incredula corsi in cucina, con tutto il vin brulè caduto, qualche residuo ci sarà. Ed invece, avevano pulito e messo tutto a posto. Solo 7 ore prima quel posto era un delirio ed un casino, 7 ore dopo era il posto più splendente al mondo. Amo l’efficienza tedesca.

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