Come diventare berlinesi: fare l’anmeldung

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anmeldung germania

Avendo già vissuto in Germania, e non necessitando di tempi di adattamento lunghi a Berlino, ho iniziato a fare le cose come se qui dovessi viverci a lungo, per sentirmi più vicina al posto in cui vivo e fare dei passi nei confronti della società che mi sta accogliendo.

I passi fondamentali per potermi definire Berlinese sono stati:

1)L’acquisto di una bicicletta da una sconosciuta su kleinanzeigen che, abitando vicino casa mia, ho incontrato per definire il tutto e che si è affezionata a me tanto da farmi proposte su possibili futuri incontri e future frequentazioni non ben identificate, e da avermi venduto una bicicletta col cambio rotto che io, furba e pronta di spirito come al solito, avevo bellamente ignorato al momento dell’acquisto.

2)Aver provato la famigerata bevanda energetica berlinese Club Mate che ha un non-so-che di gusto al tabacco ed è frizzante come solo le bevande tedesche sanno essere (chi è stato in Germania sa di cosa parlo).

3)E l’ufficializzazione, la targhetta, la mia medaglia al valore: l’Anmeldung.

Dopo un paio di settimane che ero qui, ho deciso di prendere informazioni su come fare l’Anmeldung, l’iscrizione per dichiararsi domiciliati a Berlino (o in qualsiasi città tedesca). Numerose storie e leggende ruotano attorno a questo balzello burocratico, per cui io non posso sottrarmi dal raccontare la mia.

La Bibbia dell’Anmeldung, tutto ciò che non avete mai osato chiedere, si trova a questa pagina: https://www.berlin.de/buergeramt/dienstleistungen/index.php/dienstleistung/120686/

In grassetto è scritto che l’Anmeldung va fatta entro 14 giorni dal proprio trasferimento. (Io mi faccio due conti e… oops! Proprio oggi (il giorno in cui approdai su questa pagina) scadono i miei 14 giorni a Berlino.

Quindi inizio a cercare, cercare, cercare notizie su:

–          Una possibile (e probabile) multa per il ritardo

–          La possibilità di poter mentire senza conseguenze circa la data del proprio arrivo

–          L’eventualità di lasciar perdere e non iscrivermi

La possibile multa dovrebbe essere di 15€, ma alla fine chiudono spesso un occhio.

La possibilità di mentire sulla data del proprio arrivo è la cosa più certa, ma io avevo una paura matta che appena detta la bugia, iniziassero a scattare tutti gli allarmi dell’ufficio ed entrasse un commando di poliziotti che dicesse che io ero in Germania dal 17 agosto e mi mostrassero tanto di certificato di volo prenotato, e quindi l’ho esclusa.

L’eventualità di lasciar perdere è un modo comodo ed indolore, ma io non l’ho presa in considerazione perché volevo fortemente avere a che fare con gli uffici tedeschi e testarne l’efficienza e la rigidità (sì, ho avuto dei traumi da piccola).

Ma passiamo alla burocrazia: non c’è nessun prerequisito da assolvere.

I documenti da portare sono: 1) la carta di identità; 2) il formulario corrispondente a ciò che dovete fare; 3) Documenti sullo stato della persona (certificato di nascita, matrimonio, ecc.) che l’ufficio tetesco dice che “è utile se li portate”. Ed è qui che scatta la sega mentale collettiva su quella parola: “utile”.

Sarà necessario? Obbligatorio? O utile vorrà dire che è utile se li porti ma non sono obbligatori? E soprattutto, dove lo prendo il certificato di nascita che ora sto a Berlino e finchè lo reperiscono in Italia e me lo spediscono qui, io sarò anche già passata a miglior vita? Sarà meglio lasciar perdere tutto e non rischiare con questa Anmeldung? NO! Per i motivi sopra esposti, non mi sono fatta scoraggiare da nulla e, ovviamente, non avevo alcun certificato a corredo.

Più in basso, nella stessa pagina internet, ci sono i vari link per i vari formulari che dovete compilare a seconda della vostra esigenza. Il primo è per gli studenti, il secondo non l’ho mai capito, forse è se si possiedono più case, il terzo è quello “normale” che ho compilato io. “Compilato” poi… è un’espressione azzardata, più tardi capirete perché.

Viene specificato poi che l’iscrizione è gratuita. E in fondo alla pagina avete tutto il paradiso dei Bezirkamt di Berlino con a destra “Termin Buchen” da dove potete visionare il calendario, vedere quali giorni sono disponibili, e fare la vostra prenotazione online.

Potete farlo in qualsiasi Bezirksamt della città, non per forza in quello in cui avete la casa.

Cliccate sul giorno che vi aggrada di più, vi esce il calendario giornaliero con gli orari, e cliccate sull’orario che vi aggrada di più.

Ora vi esce una finestra dove inserire il vostro nome, la mail, e poi avete la possibilità di scegliere se ricevere o meno, l’sms con la conferma e i dati dell’appuntamento, e l’sms che vi ricordi dell’appuntamento (e potete scegliere voi quanto tempo prima farvelo ricordare). Vi arriva una mail o sms o tutti e due con un codice e i vostri dati.

Fin qui tutto ok, tranne la scelta del documento da compilare che si è sempre in dubbio, fila tutto abbastanza liscio e ci si sente tutti fieri di quanto i servizi tedeschi siano veloci, efficienti, intuitivi e che meraviglioso Paese si è scelto!

Poi arriva il gran giorno, e vi ricrederete e vi maledirete di aver scelto un posto in cui la lingua è incomprensibile, il che rende tutto impossibile quando qualcosa non va. E quel qualcosa, nel 99,9% dei casi,  non andrà.

Iniziamo col dire che la mattina dell’appuntamento, in fretta e furia ho cercato di compilare i documenti, che il tempo era poco e le informazioni richieste tante, ed alcune (l’80%) incomprensibili e con termini giuridici. Per cui riesco a compilare si e no la metà, con molti campi lasciati in bianco, e la consapevolezza che “io sono straniera non sono tenuta a capire tutto, mi daranno una mano”.

Inutile aggiungere che ho sbagliato ingresso del bezirkamt. Poi, approdata finalmente nel posto giusto, mi piazzo davanti ad un monitor con dei numeri. Senza capire assolutamente niente né di quei numeri, né della gente che mi sta attorno, né di cosa succede, né dove vada la gente.

Sul monitor, vengono visualizzati due codici: uno (a sx) è il codice di prenotazione che non capivo perché a volte era a sette cifre (3847282) e altre due o tre (122). Non riuscivo a capirne il criterio, ma ho fatto finta di niente; l’altro nr (a dx) dovrebbe essere la stanza in cui fare l’operazione. Attorno a me però non vedevo stanze, c’erano solo porte chiuse e di certo non potevo sapere istintivamente dove si trovasse il numero della stanza che sarebbe apparso a me. Su internet avevo letto che molte stanze si trovano al piano di sopra e quindi devi salire. C’era solo una stanza aperta al mio piano dove si sbrigavano delle non-ben-identificate pratiche, e si distribuivano numeri come al supermercato. E vedevo che tutti passavano da lì a prendere sto numero.

Ma perché dovevo prendere il numero se avevo fatto la prenotazione su internet?

E perché tutta questa gente prende il numero se era così comodo prenotare su internet?

Arriva il mio turno, sulla sinistra dello schermo vedo comparire il mio numero con ben 15 minuti di ritardo rispetto all’orario stabilito, e alla destra vedo il numero probabilmente della stanza corrispondente, che non avevo idea di dove si trovasse. In preda ad una crisi d’ansia per essere al centro dell’attenzione, commetto un errore madornale (che voi, se avete fatto la prenotazione su internet NON dovete fare): sono entrata nell’unica stanzetta aperta, dove entravano tutti, e ho detto: “devo fare l’Anmeldung”, così mi hanno dato un numeretto. Adesso mi trovavo: col numero della mia prenotazione, col numeretto appena preso (inutile e fuorviante) e il numero della stanza che avevo guardacaso dimenticato.

Seguendo la massa (e ciò che avevo letto su internet) salgo al piano di sopra, dove vedo una sala d’attesa enorme, col monitor fissato da tutti, e gremita di gente. Sul monitor vedo di nuovo il mio numero e il numero della stanza, ma vedevo che non corrispondevano al numeretto che avevo preso giù cartaceo e non sapevo che dovevo fare con sto numero.

Io quel numero non avrei mai dovuto prenderlo, mi ha solo confuso le idee e ripeto che, se avete fatto la prenotazione su internet NON va preso.

Così cerco la stanza ma non la trovo, anche perché le stanze sono numerate in modo strano, tipo: “Stanza 005, e sotto: 0103) per cui non sapevo manco che numero di stanza dovessi guardare. Ho chiesto aiuto a dei ragazzi in corridoio, mi sono vista persa, così sono tornata nella sala d’aspetto dove c’era il monitor per ricontrollare il numero di stanza ma…. Il mio numero non c’era più. La lista era andata avanti, ed io non ricordavo la stanza.

Aggiungiamo, inoltre, che le stanze del comune sono tutte chiuse. Per cui tu non sai se sono stanze in cui fare la procedura, se puoi entrare, se c’è qualcun altro dentro a fare un’operazione e che vuole privacy, se gli impiegati stanno lavorando e non ricevono il pubblico, se si può entrare liberamente, se ti fucilano se entri… nulla.

Io, in preda alla disperazione, ero molto tentata di andarmene e ritentare. Poi, con quel briciolo di dignità che ancora avevo, ho detto: “NO! Io da qua senza anmeldung non me ne vado! A costo di fare la napoletana che entra in ufficio avendo sbagliato appuntamento, ufficio, orario, procedura e compagnia bella, io ce la devo fare!”.

Così, impietrita come solo la paura dell’ignoto e la consapevolezza di aver fatto una serie di errori che verranno prontamente cazziati possono donarti, entro in una stanza a caso dove c’è un impiegato.

Lui: “ja?”

Io (in piedi sulla porta con un filo di voce e la faccia allucinata): “devo… fare…. l’Anmeldung”

Lui: “qui nel mio ufficio? Non mi risulta”

Io: “è uscito il mio numero sul monitor ma ho cercato la stanza e non la trovavo, e quando ho rivisto sul monitor il mio numero non c’era più, non so come fare adesso, non so dove andare”

Lui: “venga avanti, e si sieda”

Nel frattempo controlla sul pc il mio appuntamento: “Sei stata chiamata, dovevi andare dalla mia collega”

Io: “…”

Lui: “perché dormi figlia mia? Dovevi stare attenta quando è uscito il numero sul monitor, non devi dormire!”

Io: “mi scusi. Ha ragione ma…”

Lui: “se noi diamo un orario è perché è tutto calcolato per ogni procedura, se tu sbagli l’ordine poi, ci scala tutto in avanti”.

Io: “scusi”

Lui: “Noi abbiamo fatto dei calcoli precisi, gli orari non li diamo a caso. E non mi devi chiedere scusa, devi arrivare in orario!”

Io: “sì mi scu…ehm… comunque io non ho dormito, il mio numero è stato 3 secondi sul monitor, mentre cercavo la stanza poi è sparito. Io non so dove sono le stanze, dovete dare il tempo ad una persona di capire dove deve andare”. Mi sentivo sopraffatta dal senso di colpa, mi tremava la voce e non riuscivo a credere di star battagliando in tedesco per i miei diritti!

Lui: “Il tuo nome non resta 3 secondi, resta almeno 2-3 minuti per dare modo a gente come te, che dorme, di avere il tempo di raggiungere l’ufficio.” Poi mi fa un sorriso: “adesso vediamo che posso fare”.

L’ultima volta che ho subìto una cazziata del genere fu all’esame di diritto privato quando, non avendo studiato l’incomprensibile parte speciale del professore psicolabile, ed avendo fatto completamente scena muta, la cazziata si risolse col mio libretto lanciato con disprezzo verso di me. Ora mi sentivo uguale.

Lui: “dammi la carta di identità”

Io, intanto, già pensavo a quando mi avesse sgamato che ero qui da più di 15 giorni, a quando mi avesse chiesto il certificato di nascita che ovviamente non avevo, e a quando mi avesse chiesto il formulario che avevo compilato si e no per un terzo.

Lui: “ahhh, sei Italiana :-)!

Io: “:-)”

Lui: “ahhh ma sei di Napoli :-)!”

Io: “sì :-)”

Lui: “ci sono stato a Napoli, in crociera. Sì, doveva essere Napoli, c’è il mare a Napoli vero?”

Io: ”sì”

Lui: “c’è quel grande vulcano?”

Io: “sì”

Lui: “allora sì, ci sono stato. E’ un’isola vero?”

Io: “nnnnno, quella è capri”

Lui: “no, dove c’è il vulcano è un’isola”

Io: “no”

Lui: “come no? È un’isola”

Io: “Sì. E’ un’isola…”

Lui: “che giorno sei entrata in Germania?”

Io: (eccoquà! Losapevocazzo-losapevo) “Daaaaal, hmm, dalmmmh diciassetteagosto”

Lui: (con faccia fintamente cattiva) “è tardi, lo sai?”

Io: “sssì ma finchè ho preso appuntamento sono passati i 14 giorni”

Lui: “ma io sono buono, non ti preoccupare non fa niente, ti volevo solo spaventare :-)”

Io: (sei simpatico come due pigne in culo, lo sai?) “grazie :-)”

Lui: “ma sei di Neukoelln, potevi farla lì l’anmeldung”

Io: “si può fare in tutti i bezirksamt”

Lui: “sì, ma poi venite tutti qui a Friedrichshain. Hai visto quanta gente c’è oggi? E lo sai perché venite tutti qui?”

Io: “perché era l’unico Amt di Berlino che aveva posti liberi stamattina?”

Lui: “NO! La gente viene qui perché i collaboratori sono simpatici. Efficienti. Risolvono i problemi. Siamo bravi. E tutti vogliono venire qui”

Lui: “i formulari li hai compilati?”

Io (senza vergogna): “sì” e glieli pongo con lo stesso senso di vergogna di quando a scuola il professore ti prende il quaderno e non hai fatto i compiti.

Lui: “ma non li hai compilati!”

Io (con vergogna): “:-)”

Lui: “avanti, togliamo questi formulari e ti compilo io la domanda”.

Seguono domande di rito burocratiche e… non mi ha chiesto se sono credente o meno. Dicono che la domanda viene posta sempre, perché se ti definisci cattolico devi pagare una tassa mensile, per cui tutti quelli che non vogliono pagare la tassa o a vere a che fare con la Chiesa in Tedeschia si definiscono atei.

Poi non so quale meraviglioso pensiero mi sia balenato per la testa, quale mix di sentimenti contrastanti di simpatia e antipatia, confidenza e repulsione, tenerezza e odio, abbia provato per lui. Fatto sta che, non ricordo di cosa stessimo parlando né per quale motivo io abbia avuto questa idea brillante, ma ho fatto un’uscita tanto improvvisa quanto fantastica: “lo sa che le donne tedesche vanno con gli uomini italiani perché gli uomini tedeschi dormono?”. Ancora non ci posso credere che abbia detto una cosa del genere ad un impiegato, burocratico, tedesco, in un contesto di professionalità, in un momento in cui non c’entrava un cazzo.

Lui (con dignità): “io sto attento a mia moglie. Molto attento”.

Io: “fa bene :-)”

Lui: “poi uomo tedesco e donna italiana va bene, ma donna italiana e uomo tedesco non lo so… non vanno bene, non ce li vedo”.

Io: “in effetti…” (dati i miei trascorsi non posso che confermare le sue parole).

Seguono altre domande burocratiche, anche inutili, tra cui:

“Salendo le scale, la porta di casa tua è a destra o a sinistra?”

“Le scale del tuo palazzo sono davanti all’ingresso del portone o c’è prima un cortile e poi le scale?”

“Hai messo il tuo cognome sul citofono?”

Concluse le domande, non ti danno più la carta per la biblioteca come si faceva prima, ma ti rilascia un fantastico formulario verde di….. Abmeldung. Cioè, qualche giorno prima che me ne vada da Berlino, devo tornare all’ufficio per disanmeldarmi, per annullare l’anmeldung e dire che non sto più qui.

Saluto l’impiegato, lo ringrazio, e vado via con aria da vincente di chi è riuscito a fare quello che doveva fare, nonostante tutte le forze del cosmo si siano opposte.

Una decina di giorni dopo, mi è arrivato a casa lo Steuernummer, il numero con cui posso pagare le tasse in Germania.

Per la serie: “Benvenuta in Germania!

  • controlla la storia della chiesa. probabilmente dato che sei italiana ti hanno iscritta direttamente come cattolica, con me hanno fatto cosí e poi sono dovuta andare in tribunal a fare la Kirchenaustritt. dovresti vederlo in busta paga

    • In effetti era uno dei miei dubbi. Non me l’ha chiesto perchè italiana = cattolica.
      Ma io speravo più in un non me l’ha chiesto perchè non chiedere = atea.
      Io non percepisco soldi dalla germania, bensì dall’Italia.
      Mi informerò comunque, e grazie di questa risposta

  • Bene…Anmeldung fatta…e ora si comincia a pagare la GEZ (neo ARD Rundfunkeccetera eccetera)

    • Per fortuna la paga la mia coinquilina, il contratto è intestato a lei. Io non ne sapevo niente, altrimenti era una bella incu…! 🙂

  • aiuto e pensare che dopo che hai a che fare con il finanzamt, la krankenkasse, arbeitsamt etc la questione dell’anmeldung è davvero una sciocchezza 🙂 Io ho fatto 3 anmeldung sempre filato tutto liscio e senza domande ma “all’epoca” non c’era la prenotazione si attendeva in religioso silenzio 🙂

    • Immagino carissima, immagino.
      Però sono esperienze che temprano lo spirito e ti avvicinano al nirvana

  • Ammazza!!! Un’odissea! E meno male che con la lingua ti sai spiegare bene…e chi va lì per la prima volta, come fa a sapere e saper fare tutte queste cose??? In tedesco poi…non oso immaginare! 🙂

    • Allora, prima di andare ho stalkerizzato verbalmente tutti gli italiani che conosco che hanno fatto l’anmeldung, e ho letto su internet quante più cose potevo.
      Ciò non mi ha esonerata dal commettere errori, probabilmente grazie anche al mio cervello a cui non arriva tutto l’ossigeno di cui necessiterebbe.
      Detto ciò, lo spirito di arrangiamento fa il resto, anche se tutt’oggi mi vergogno di non essere stata ligia alle regole, ed aver usato un po’ di napoletanità per arrivare allo scopo 🙂

  • Complimenti! Ti dico che il mio fidanzato, tornato dall’Erasmus ha dovuto chiederlo di nuovo e non è stato così facile nemmeno per lui!

    • Questi tedeschi… prima ti fanno sembrare le cose facili, e poi ti buttano in una rete senza via d’uscita 😀