Le cose che mi mancano vivendo all’estero

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Napoli panorama lungomare

Quando vivi all’estero tornare a casa è mediamente meraviglioso.

Quando io torno a Napoli c’è sempre bel tempo e caldo e quindi inizio già molto bene.

Poi la famiglia ti fa le feste come i cagnolini che aspettano i padroni dietro la porta.

Ogni giorno hai amici da vedere che alla fine non riesci mai a vedere e salutare tutti. Ma è bello lo stesso, perchè quel senso di incompiutezza ti farà compagnia quando sarai fuori.

I cibi che mi mancano vivendo all’estero

Quando torno, mangio ogni giorno una cosa buonissima diversa. Io faccio lunghe passeggiate per andare a trovare proprio il locale con la cosa che voglio io.

Tra i sapori di casa che più mi mancano, al primo posto c’è indiscutibilmente la pizza. La pizza è un pensiero che mi batte nella testa già dai giorni prima di partire e su cui faccio il conto alla rovescia.

Poi c’è lo street food napoletano. I crocchè, che in modo un po’ rivisitato ho trovato anche qui (krokketten, si chiamano così e non sto scherzando), gli arancini e le zeppole.

Un assaggio di mozzarella che sappia di mozzarella non me lo devo mai far mancare. Se penso a quella sottospecie di mozzarella che vendono qui e che io trovo immangiabile cruda e passabile cotta…!

Personalmente non sono una fan sfegatata dei dolci napoletani, ma se ci sono non li disdegniamo, anche perché dopo settimane o mesi di assenza, sembra tutto ancora più buono e non si rifiuta niente.

Mi manca una torta di una famosissima pasticceria napoletana, anche se sul lato torte, al lavoro non ci facciamo mancare niente con il nostro “cake day” fisso del lunedì, che ogni ufficio dovrebbe istituire per regolamento.

Mi mancano molto le verdure cotte e la varietà del modo in cui si cucinano.

 

I posti che mi mancano

Quando torno ci sono due posti che, caschi il mondo o esploda il Vesuvio, non devo mai farmi mancare.

Uno è il largo San Martino dove si gode una vista di Napoli a 180° e domina la città dall’alto che mi dà un senso di pace enorme.

E l’altro è il Castel dell’Ovo dal terrazzo in alto, possibilmente in orario di tramonto. Ecco, penso che i miei occhi raramente abbiano goduto di un posto più bello di questo. Non riesco a farne a meno, e vedere i turisti attoniti e in pace lì è la conferma che un piccolo paradiso esiste, anche in quello che a volte è un inferno.

So che comunque molte cose le vedo molto meglio di quelle che sono perché ho la mia sicurezza di tornare in Germania. Non so quanto durerà tutto questo, ma sono felice di stare a cavallo tra due mondi. A volte, la lontananza dalla famiglia mi preoccupa. Spesso mi dispiace perdere un sacco di avvenimenti importanti di persone che hanno fatto parte della mia vita: lauree, inaugurazioni di case, compleanni, parti, storie d’amore. A volte mi chiedo se la distanza che si mette sia poi recuperabile nel riprendere una quotidianità con queste cose o se ogni giorno che passa muore un po’ di abitudine, un po’ di affetto e un po’ di “vita precedente”.

In genere appena ritorno in Germania, la prima sera, mi sento sempre un po’ giù, consapevole di essere nata in un posto meraviglioso e distrutto dall’uomo, consapevole che gli italiani “se solo volessero, sarebbero questo e quello”, consapevole di quell’affetto che mi dà la mia famiglia che resta a guardarmi prima dei controlli all’aeroporto da dietro ai vetri fino all’ultimo secondo, consapevole che quell’affetto, dopo quei saluti in aeroporto non so mai quante settimane dovrò aspettare per riaverlo. E poi ti vengono a trovare, sei tu che li riaccompagni all’aeroporto e quando torni a casa in metro ti rendi conto che la tua vita all’estero non vale un cazzo.

Poi riprendi la routine quotidiana, ti riattacchi al posto che ti ospita, e pensi che non vorresti essere da nessun’altra parte. Che nessun sole e nessuna pizza potranno colmare quello che perderesti non vivendo qui. Che vivendo qui sei più che fortunato, e più che privilegiato. La pizza, posso sempre imparare a farla.