Una malsana curiosità sugli italiani all’estero

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cibo italiano estero

 

Sarà il caldo, sarà la mancanza di cibo italiano, sarà la mancanza del mare, non lo so, ma vogliate perdonare la stupidera del mio cervello, io ho una malsana curiosità sugli italiani all’estero su un determinato argomento che mi metteva un po’ in difficoltà all’inizio della mia permanenza in terra straniera.
Fare la spesa alimentare all’estero.
Ora…. sicuramente c’è gente che conosce alla perfezione la lingua del paese in cui va, o le cui abitudini alimentari sono simili alle nostre, o l’importazione di prodotti riconoscibili è talmente abbondante da non creare problemi. Ma sicuramente ci sono migliaia di persone che si trasferiscono in un Paese di cui non conoscono la lingua e si troveranno prima o poi (più prima che poi) a dover fare i conti al supermercato con la nuova realtà.

Ebbene, mi chiedevo. Come faranno i suddetti eroi che vanno in Norvegia, Danimarca, Vietnam, Islanda, Armenia, Israele, Azerbaijan, Cina, ecc. ecc. a distinguere il prosciutto cotto dal tacchino a fette? La carne speziatissima dalla carne normale, alla carne di lucertola. Il lievito dal burro. Il pane normale dal pane all’aglio o alle acciughe. Il sugo di salsa semplice dal sugo con il peperoncino piccantissimo arricchito di sugo di coda di squalo, le polpette di carne normali dalle polpette di salmone affumicato nel curry della Papuasia?
Chi non ha mai fatto la spesa all’estero in un Paese di cui non conosce la lingua, non può neanche immaginare lontanamente di che cosa stiamo parlando (e probabilmente penserà: “ma questa è scema”). Chi ci vive quotidianamente e ricorda gli inizi, sì.
Un conto è trovare la scritta: “carne di manzo argentino della Pampas”, e un conto è trovarsi di fronte ad un cibo qualsiasi che riporta la scritta islandese (NB: le parole sono completamente inventate) del “oyrakkajej eoiepopfioperjio eriodspo seuouojwei” o la israeliana “יוקקחףת םואנהססוף  o la georgiana ɤɧɜɕɧɮɰɷɸɦɱɷ.

E potrei continuare all’infinito “divertendomi” con le tastiere in lingua… MA – e so di provocare dei suicidi di massa con ciò – non lo farò.
Il problema è però gravoso, e la mia curiosità un macigno da cui è difficile liberarmi, quindi, siori e siore che seguite il mio blog dall’estero, raccontate pure la vostra versione delle cose.

  • Una volta ero in un posto sperduto in Polonia e a cena mi diedero un menù del tutto incomprensibile, così ordinai del tutto a caso…e mi arrivò nel piatto la più classica delle cotolette alla milanese…quando si dice aver fiuto…