Emigrare oggi, emigrare ieri

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emigrare scelta

Prima di partire per la Germania, nonostante tutte le strasuperfacilitazioni dell’internet 2.0, ho trovato alcune difficoltAi??, spesso mi chiedevo “chi me lo ha fatto fare?” e piA? di qualche volta mi sono sentita sull’orlo del mandare tutto a quel paese.
Poi, mio padre, mi raccontA? le disavventure del nonno emigrato in sudamerica tra fine ‘800 e inizio ‘900 e ho fatto un po’ di riflessioni a riguardo.

Ho visto me, espatriata di lusso, vogliosa di fare un’esperienza all’estero, che se va male tanto torno a casa e ciao.
Ho trovato lo stage comodamente dal pc di casa una sera, e altrettanto comodamente dal comodo pc ho contattato la ragazza italiana che c’era prima di me, trovando cosAi?? casa dall’Italia.
Studiando google map e la metropolitana di Francoforte, ho poi visto che il luogo di lavoro era a sole due fermate di U-bahn e sapevo giAi?? quale prendere, il tutto sempre dalla comoda postazione casalinga.
Mentre cercavo casa, sempre dal comodo pc, mi A? bastato fare un annuncio per ottenere alcune offerte di stanza, e sono anche riuscita a risalire all’altra ex stagista a cui chiedere per la casa. Sempre con un messaggio tramite internetAi??ho conosciuto via web, ancor prima di partire, l’altra stagista che sarebbe stata lAi?? in quel periodo che ho poi incontrato e con cui sono uscita spesso.

Sempre dal divano, ho scoperto che uno degli italiani piA? conosciuti a Francoforte A? un uomo originario del paese in cui vado in vacanza (e da cui ha origine parte della mia famiglia) e che tutti lo conoscevano. Non l’ho mai visto a Francoforte, ma quando tornai in Italia d’estate lo riconobbi in paese dalla foto su FB e visto che c’era stata una corrispondenza telematica, anche con la mia famiglia, lo abbiamo fermato per strada e salutato.
GiAi?? da prima di partire sapevo dove fare la spesa, cosa c’era intorno casa, quale fosse l’hotel piA? vicino dove far pernottare i miei durante le loro visite, la piazza principale e le cose da vedere a Francoforte. E cosAi?? via a macchia d’olio per tutto.

Poi ho pensato al bisnonno e alla sua emigrazione.
Innanzitutto nessuna voglia di fare esperienza all’estero, ma solo estremo bisogno di far mangiare la famiglia.
Nessuna voglia di bagordi e divertimenti, al contrario, si portA? la suocera al sA?guito, in modo da togliersi qualsiasi tentazione di rifarsi una famiglia in Sudamerica. Immagino che abbia dovuto reperire informazioni da chicchessAi??a in giro, per sapere da quale nave sarebbe dovuto salpare.
Immagino la traversata di almeno due settimane, niente casa, niente lavoro, niente conoscenze, niente amicizie, niente messaggio su FB agli italiani che vivono lAi??, niente skype per sentire la famiglia, niente sms da mandare alla famiglia quando atterri all’aeroporto per dire che A? tutto ok. Sbarchi dalla nave dopo 2 settimane e ti trovi di fronte un posto totalmente sconosciuto, senza alcun punto di riferimento. Dove vai, a destra? a sinistra? continui dritto? A chi chiedi dove andare a dormire? E un lavoro? E come fai a sapere quanto disterAi?? la casa dal lavoro e come arrivarci e se la zona non A? totalmente sbagliata? E come fai a comunicare con i locali non conoscendo un’acca nA? di spagnolo nA? di inglese? Dove vai? Che fai? Che vita fai? E come te la costruisci? E se la nave arriva la sera dove vai a dormire? Se non trovi vai sotto i ponti? E come inizi a cercare lavoro? E se fallisci? Torni a casa da mamma e papAi??? No, credo che il fallimento in questo caso non sia nemmeno contemplato.
E quando ti mancano gli affetti? La moglie, i figli, i genitori? Non so se la corrispondenza fosse solo epistolare o se ci fosse la possibilitAi?? di fare una telefonata a settimana o al mese, semplicemente per dirsi che era tutto ok.
I miei genitori morirebbero con una tale non frequenza di contatti. E cosAi?? tutti i genitori dei miei amici che, nel frattempo, sono diventati tutti dei maghi di skype anche se non avevano mai acceso un pc in vita loro prima.

Certo, noi siamo troppo iperconnessi e sicuramenteAi??ci perdiamo anche alcuni tratti di improvvisazione di vita. Ma loro erano veramente degli eroi. PerA? sarebbe una bella sfida andare in un posto e non sapere niente di niente. Un gusto che noi ci perderemo per sempre e che non farAi?? mai parte delle nostre vite.