Il colloquio di lavoro per Amburgo

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Municipio Amburgo Rathaus

Napoli, 12 maggio 2014.

Carlo, un mio amico dell’università, che nel frattempo si era trasferito ad Amburgo e con cui avevo scambiato un po’ di pareri nel corso dei mesi circa le nostre esperienze crucche, quella mattina mi scrive su FB. Dopo i vari saluti, i “come va” e “che stai facendo”, mi chiede: “ma tu sei ancora in cerca di lavoro?” – “Sì” – “no perché io lascio l’attuale lavoro e siccome a te potrebbe interessare e cercano un italiano per sostituirmi, io ho pensato di suggerire te, se può interessarti”.

Fu così che nacque l’opportunità di un colloquio di lavoro ad Amburgo.

Piccolo flashback: un anno e mezzo prima ebbi un’altra offerta, sempre da Amburgo, da parte di un’altra azienda X. Chiedendo un po’ sui vari gruppi di italiani, mi contattò una ragazza, Erika, che mi sconsigliò l’azienda X, raccontandomi di star lavorando per un’altra azienda Y dove invece stava imparando molto. Quella stessa azienda Y dove successivamente arrivò Carlo, e che ora veniva proposta a me. Quell’azienda che avevo da mesi nei Preferiti del pc, proprio su suggerimento di Erika, aspettando che la posizione si aprisse per candidarmi.

Altra piccola postilla: la mia prima insegnante del Goethe è di Amburgo, e ad Amburgo ho provato a volerci andare sia quando stavo a Berlino (senza successo), sia ad inizio maggio (senza successo). Non so se Amburgo sia nel mio destino ma solo al momento giusto, o se il destino mi abbia sempre impedito di andarci per qualche ragione.

Nei giorni successivi inviai il CV e mi fu fissato un colloquio per inizio giugno.

Nel frattempo Carlo tornò a Napoli perché poteva lavorare in home office e ci incontrammo, così che potesse spiegarmi un po’ il lavoro e farmi vedere delle cose. Dopo anni che non ci vedevamo dall’università, ci incontrammo alla Feltrinelli di Napoli della stazione centrale. Da lì ci spostammo in un bar e poi in un altro a Piazza Trieste e Trento. Mi raccontò della vita ad Amburgo, dei colleghi fantastici, dell’ambiente rilassato, di Kerstin, una capa tedesca meravigliosa, di Anabel una dolcissima capo-team argentina, e delle tante uscite che organizzavano dopo il lavoro.

Sostenni il colloquio su skype il 4 giugno, con Kerstin e la capa delle Risorse Umane, due ragazze giovanissime. Ero positiva, in effetti fu una cosa molto rilassata e riuscii a dire molte cose che volevo. Mi dissero che avevano altri tre colloqui e se potevo mandargli un certificato (di laurea, mi pare) il giorno dopo.

La mattina inviai il certificato a Kerstin e l’ufficio HR mi rispose: “abbiamo deciso oggi che sei la nostra scelta fra i candidati (…) Ti stiamo già preparando il contratto e te lo invieremo appena pronto”.

Nello spazio di due giorni ero passata dall’essere una depressa-disoccupata, ad una colloquiante-brillante, ad una neoassunta-raggiante, pronta per il terzo espatrio.

Ma quel giorno non fu tutta felicità. La notizia dovetti tenerla per me.
La mia miglior amica inaugurava la sua associazione culturale, il suo piccolo-grande sogno, era il suo giorno ed io non potevo uscirmene con questa notizia quel giorno. E poi avrei dovuto dirlo ad Adam, il ragazzo più dolce del mondo che frequentavo in quel periodo. Sapevo che lo avrei ammazzato. Passai tutto il giorno tra la felicità della notizia – ma anche della paura che una nuova partenza comporta – all’aspettare il momento giusto per dirlo. Quel momento giusto che non esiste e non arriva mai.
E così, dopo l’inaugurazione, la pizza e i festeggiamenti, mi ritagliai un momento per stare sola con lui. Mi uscì spontaneo mentre ridevamo per tutt’altro: “Torno in Germania, mi hanno presa al colloquio”. Quel sorriso gli rimase paralizzato a mezza bocca, immobile: “Quando parti?” mi chiese – “Tra un mesetto, il giorno dopo il tuo compleanno”, risposi. “Lo sapevo che alla fine te ne saresti andata di nuovo”.

  • Jane Pancrazia Cole

    E poi???
    ps: anvedi che sito figo che hai messo su!

    • E poi aspetti 11 mesi come sto aspettando io il tuo post su Berlino da quel dì… ghghghghgh