L’imbarazzante presenza dell’Italia all’ITB di Berlino

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Italia ITB Berlino

Era da un po’ che avevo questo post sul groppone e finalmente riesco a proporlo.

Coloro che hanno un po’ a cuore le sorti dell’Italia e se ne disperano, si seggano.
Quelli pronti a darmi contro, stiano belli pronti e reattivi sulla tastiera.

Nel maggio 2012, durante la mia permanenza a Francoforte, andai all’IMEX, una gigantesca e meravigliosa fiera sulturismo e quindi volevo assolutamente non perdere la fiera del turismo di Berlino, ITB.
A quei tempi, l’Italia non fu in grado di esprimere granchè, se non lo stand, molto piccolo, con tre prodotti tipici (parmigiano, mortadella, e pasta al pomodoro se non sbaglio) dove ognuno mangiava e andava via, perchè non c’era offerta turistica di per sé. Si vede nel video che ho pubblicato sul blog la folla che mangia e null’altro.

Diciamo che all’ITB sono arrivata prevenuta.
Diciamo che mi aspettavo uno stand altrettanto piccolo e con la stessa insignificante formula.
Diciamo che non lo riuscivo a trovare, e il mio essere prevenuta sapeva già che era la stessa figura indegna di tre anni fa.

Ma poi li trovo. Applausi e stupore tra la folla.

Un padiglione intero per la sola Italia. E quando dico “padiglione”, non intendo “stand”, intendo l’intero capannone, tutto per l’Italia. L’Italia si è svegliata, si sta rilanciando, ed io sono solo una piccola stupida prevenuta. Un sogno!
Ma poi inizio a guardare, ad aggirarmi fra gli stand, incuriosirmi, scoprire, sentire.
Se i turisti erano 10 in tutto il capannone era pure assai.
Gli addetti italiani agli stand non avevano una divisa di riconoscimento e si mescolavano fra la parte del bancone dove si richiedono le informazioni e la reception, quindi non capivi mai se fossero turisti o addetti. (tutti gli altri Paesi, avevano un segno di riconoscimento e una stessa divisa per riconoscersi).

Vedo due turisti tedeschi e un tizio che cerca di parlare con loro spiegando in un inglese osceno cosa si potesse fare in tot regione (mi pare fosse la Puglia) e faceva con la mano il gesto di mangiare, dicendo: “iu can it tipical. It tipical. It, it. Tipical, Italy”. Le facce dei due erano da fotografare. E qualche tizio cercava di prendersi la briga di urlare da stand a stand se ci fosse qualcuno che parlasse tedesco e se c’era, dove lo si potesse recuperare.
In tutti gli altri stand, dal paese africano più sperduto, all’isoletta del sud America alla Groenlandia (la Groenlandia, rendiamoci conto – sì c’era proprio come Paese!) si sono attrezzati a tenere negli stand qualcuno multilingue che comunicasse molto bene in tedesco. Senza contare che gli africani erano praticamente tutti bilingue inglese/francese.

Ma in fondo, perchè mai gli italiani si sarebbero dovuti portare qualcuno che parlasse tedesco, dato che i tedeschi sono il primo nr di turisti in Italia?
Perchè mai portarsi qualche tedesco-parlante se la fiera si svolgeva proprio in Germania?
E se era prevista una fortissima affluenza tedesca alla fiera? Perchè mai premunirsi di qualcuno che parlasse tedesco, quando l’inglese maccheronico, unito ad una gestualità inequivocabile, va più che bene?

Santa pazienza.

Allora continuo il giro, tutti gli addetti agli stand, TUTTI, erano piegati al cellulare ad espletare funzioni importantissime dello smartphone quali chattare su whatsapp, navigare e vedere se si è venuti bene nel selfie davanti a Brandenburger Tor, senza alzare un attimo lo sguardo.
Il 95% degli addetti era di un’unica regione italiana, il che mi fa pensare che qualche interno fra gli organizzatori si porti amici e parenti per sistemarli, farli lavorare qualche giorno, e cercare di inserirli “nel giro”. Ma questo, naturalmente, appartiene sempre ai miei pensieri prevenuti.

Vado allo stand di Napoli, senza fiatare. I due addetti (credo fossero del comune) non mi hanno mai detto neanche “ciao”, “buongiorno”, “desidera?”, “posso aiutarla?”, “cerca qualcosa in particolare?”. Il NULLA. Erano lì a spettegolare di qualche collega e a mostrarsi i messaggi su whatsapp che si mandavano e cosa si erano detti in questo spettegolamento illudendosi che io fossi una turista straniera che non capiva il loro chiacchiericcio.
Io ero solo un puntino inutile ed invisibile davanti a cotanto meraviglioso servizio reso al Paese intero.
Le brochure erano pietose, secondo me sono le stesse del 2002, grafiche pietose atte ad accomunare 2-3 monumenti che si possono vedere, in varie salse. Ho preso alcune brochure per “studiarmele”.

Sarei voluta andare da tutti quelli che allo stand erano piegati a 90° sul cellulare. Avrei voluto prendergli quel cellulare, strapparglielo dalle mani e dirgli di essere presenti a quello che stavano facendo (o che avrebbero dovuto fare)!
Avrei voluto dirgli di rendere un servizio alla gente che entrava!
Avrei voluto urlargli di andare in giro negli altri padiglioni a prendere i visitatori e portarli di forza nel padiglione Italia per fargli vedere che meraviglie che abbiamo!
Avrei voluto ricordargli che probabilmente erano lì pagati dalle Regioni, non per stare su Whatsapp a scrivere agli amichetti del cuore “tra due ore stacco, però che palle“.
Avrei voluto dirgli che erano fortunatissimi a fare quel lavoro che, nel suo piccolo, è il più bello del mondo.
Avrei voluto avvicinarmi a quelli che cercavano di raccattare persone che parlavano tedesco ed offrirmi per fare da tramite.
Avrei voluto porre delle domande ai due addetti dello stand di Napoli, ma erano così presi dalle chiacchiere che mi sono sentita di troppo e non volevo disturbarli.
Vi rendete conto di che razza di malata mentale sono? Non volevo disturbarli!
Non ci credevo neanche io quando, sconfitta, mi sono fatta da parte perchè mi sentivo di troppo.
Avrei voluto urlare al centro del padiglione con tutta la forza che avevo in corpo e avrei voluto abbracciare l’Italia per il male che le stanno facendo ogni giorno.

Ma non ho fatto nulla di tutto questo.
Mi sono solo incazzata da morire, incredula e sconfitta.

Poi sono andata via.