Imparare il tedesco velocemente e bene

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life is too short to learn german

Leggendo questo post imparerete a parlare il tedesco a livello C1 e in meno di un batter di ciglia. Muahahahah (risata diabolica) ovviamente non è vero, volevo solo prendermi gioco di quei disperati che, come me, un malaugurato giorno (non si sa per quale motivo), hanno deciso di voler imparare il tedesco. “Tanto con l’inglese più o meno me la cavo, proviamo ad imparare un’altra lingua. Ma sì via, il tedesco”.

Provo a fare un po’ di ordine tra le cose più difficili per noi italiani quando andiamo ad imparare il tedesco.

Come approcciarsi al tedesco? L’approccio base col tedesco è stato abbastanza tranquillo. Almeno così credevo. Nessuna prima impressione è stata tanto sbagliata e fuorviante. All’inizio sembra una lingua che ha parecchio in comune con l’inglese, fra le prime parole che si imparano c’è un’assonanza indiscutibile fra le due lingue. Green, in tedesco si dice “gruen”, red “rot”, sea “see”, house “haus”, foot “fuss”, hair “haare”, e così via. Di parole simili (fra quelle che si imparano all’inizio) ce ne sono tante davvero. Poi si va avanti, non è tutto rosa e fiori, e il tedesco passa dall’essere un piacevole passatempo a due pigne in culo, un gatto appeso ai coglioni  ad una lingua che presenta notevoli difficoltà e che vi farà bestemmiare tutti i santi del calendario metterà a dura prova il vostro sistema psicosomatico.

Secondo me un approccio base potrebbe essere quello di guardare la tv tedesca (via satellite o streaming) per fare l’orecchio alla pronuncia e alla lingua. Poi passare ad una grammatica semplice per capire la struttura della lingua (da abbinare comunque alla tv), ed infine iniziare con dei libri ed esercizi di tedesco, quelli che mischiano dialoghi, esercizi e grammatica, i tipici libri scolastici di lingua, come quelli che avevamo a scuola per l’inglese. Le prime bestemmie inizieranno ad arrivare guardando la tv e non capendo una parola, ma non è questo il momento di capire, bensì solo di ascoltare. Se potete permettervelo, invece dei libri di lingua, iscrivetevi ad un corso.

Ora elencherò le cose principali e farò un esempio per ogni differenza che ho elencato, per farvi passare la voglia di approcciarvi al tedesco, prima che sia troppo tardi. Ah, come se le difficoltà fossero già poche, considerate che il tedesco è una lingua estremamente precisa, quasi matematica, per cui se provate a parlare a senso o a tradurre una frase che volete dire dall’italiano al tedesco parola per parola, non vi capirà nessuno. Mentre in inglese è fattibile, in tedesco vi impelagherete in discorsi e spiegazioni da cui non ne uscirete più. Infine sappiate che i tedeschi usano frasi brevi e i sermoni e la prolissità italiana, in tedesco non hanno senso. O meglio, le frasi molto brevi in italiano, in tedesco sono lunghe. Quelle molto lunghe in italiano, in tedesco sono brevi.

Tempi, differenze, difficoltà. I tempi sono chiaramente molto personali. C’è gente che vive da 30 anni in Germania e non sa parlarlo neanche al livello base, e c’è chi in 6 mesi riesce ad esprimersi e comprendere ad un livello quotidiano sufficiente. Fra le persone che conosco, il tempo medio partendo da zero e arrivando ad un livello in cui si capiva tutto alla tv, tutto nei dialoghi, e a sapersi esprimere senza alcun problema in modo molto corretto (vivendo in Germania ) è 2 anni. Con corsi annessi e buttandoci l’anima e le notti.

Fra le differenze maggiori che creano notevoli difficoltà ci sono molti aspetti della grammatica. Innanzitutto la struttura della frase. Il verbo va sempre al secondo posto.
Esempi con vverbi al secondo posto: “(ita) io mangio una mela – (ted) io mangio una mela”;
ma anche: “(ita) inoltre il tedesco è la lingua anche dell’Austria – (ted) inoltre è il tedesco la lingua anche dell’Austria” (verbo al secondo posto!).
E anche: “(ita) con l’avvento di internet, molti lavorano al pc – (ted) con l’avvento di internet lavorano molti al pc” (verbo al secondo posto!).

Quando il verbo ha un ausiliare (quindi coi verbi essere o avere) o un modale (dovere, potere, volere, solere), il primo verbo va all’inizio, il secondo alla fine della frase.
Esempi con verbo ausiliare o modale: il primo verbo va all’inizio e il secondo alla fine della frase. “(ita) io ho mangiato una mela – (ted) io ho una mela mangiato”.
Ancora, “(ita) ieri sono andata al cinema con un’amica – (ted) ieri sono con un’amica al cinema andata”. Con verbi modali: “(ita) Oggi devo studiare tanto – (ted) oggi devo tanto studiare”;
“Io vorrei diventare medico dopo l’università – (ted) io vorrei dopo l’università medico diventare”.

Anche nelle frasi secondarie i verbi vanno alla fine. I doppi verbi nelle frasi secondarie, oltre ad andare alla fine si scambiano anche di posizione.
Esempi di doppi verbi in frase secondaria vanno alla fine e si scambiano di posto. “(ita) quando mi hanno raccontato questa storia, ecc. ecc. – (ted) quando a me questa storia raccontato hanno”. Oppure: “(ita) io so che devi portare questo foglio a tuo padre – (ted) io so che, questo foglio a tuo padre portare devi”.
E se i verbi sono 3??? Si scambiano tutti e tre sempre secondo la stessa modalità: “(ita) Sapevo che questo foglio sarebbe stato spedito a tuo padre oggi – (ted) io sapevo che, questo foglio oggi a tuo padre spedito stato sarebbe”.

Molti dei verbi riflessivi, sono così anche in italiano. Poi ci sono le declinazioni.

Esempi di declinazioni. Queste sconosciute. Avere le declinazioni significa che ci sono i casi: nominativo (per il soggetto) genitivo (per il complemento di specificazione) dativo (per il complemento di termine) e accusativo (per il complemento oggetto). Ciò vuol dire che per ogni caso la parola ha una desinenza diversa. Ed è diversa a seconda se sia maschile, femminile o neutro. Ma il bello è che non c’è una vera e propria regola, anzi, diciamo che IO non ho mai colto la regola e di conseguenza non la so applicare. Quando imparo alcune desinenze e credo di saperle, poi vedo che con altre parole, altri aggettivi, altri incastri vari, la terminazione è diversa dalla regola che imparo. Questo mi ha fatta incazzare tante volte, perché sembra che ogni parola abbia una declinazione a sé e che quando sembra che stai per imparare, non hai imparato un cazzo.

I verbi separabili la cui particella separabile va alla fine.
Esempi di verbi separabili la cui particella separabile va alla fine. Pensiamo al verbo italiano “convivere” è formato da con-vivere, vivere con. Pensiamo al verbo “mantenere”, man-tenere, tenere in mano. Subaffittare, sub-affittare, e così via. In tedesco, verbi del genere si separano. Il verbo va alla seconda posizione (o all’ultima, a seconda se la frase è primaria o secondaria) e la particella va alla fine (se la frase è primaria) o resta attaccata al verbo (se la frase è secondaria).
Ad esempio: “(ita) io convivo con il mio ragazzo – (ted) io vivo il mio ragazzo con”.
“(ita) Io mantengo la scala – (ted) io tengo la scala man”.
Ancora “(ita) io subaffitto la mia stanza a mia sorella – (ted) io affitto la stanza a mia sorella sub”. In italiano inizia ad assumere forme grottesche. Col verbo alla fine invece il verbo resta intatto: “io ho subaffittato una stanza a mia sorella”, in tedesco non diventa: “io ho una stanza a mia sorella affittato sub” bensì “io ho una stanza a mia sorella subaffittato”.

I verbi che non sono mai universali ma sempre estremamente specifici per il contesto o la parola che stai usando. Questo lo trovo estremamente difficile perché bisogna avere una specie di onniscienza della lingua per saper usare il verbo giusto nella frase giusta.

Verbi specifici per ogni contesto. In italiano noi usiamo sempre gli stessi verbi che vanno bene per ogni stagione. Ok, sto generalizzando ed esagerando, ma è per semplificare. Pensiamo al nostro verbo “fare”. Faccio i compiti, faccio una passeggiata, faccio la pasta al pesto, ecc… In tedesco c’è un verbo specifico per dire “fare una passeggiata” o “fare la pasta al pesto” che bisognerebbe dire “cucino”. Ma facciamo qualche esempio più concreto: il verbo italiano “piacere”. Mi piace quel ragazzo. Mi piace la pizza. Mi piace suonare la chitarra. Mi piace quella musica. Noi diciamo sempre lo stesso “piace”, giusto? Bene, in tedesco non è assolutamente così! C’è un verbo “piacere” diverso a seconda del contesto. A seconda se una cosa ti piace fisicamente (gefallen), se ti piace fare un’attività,  se ti piace qualcosa da mangiare (schmecken), o se una cosa ti piace emotivamente (mogen). Ovviamente il verbo cucinare viene indicato in due modi diversi a seconda se si tratta di cucinare sui fornelli (kochen) o i prodotti da forno (backen). Il verbo stare, viene indicato diversamente se qualcosa sta in posizione orizzontale (liegen), verticale (stehen), seduto (sitzen) o dentro qualcosa, come la chiave nella serratura. In tedesco non si dice “io sto in macchina” usando “stehen” ma “io siedo in macchina” e si usa “sitzen”. Una volta dissi per sms al mio quasi-ragazzo tedesco che stavo in treno. Usando la parola stehen, cioè, nella loro mente malata, io ero in piedi nel treno. E lui, per tutta risposta mi scrisse: “ma perché stai in piedi, non hai un posto dove sederti? Il treno è molto affollato?”.

Poi ci sono le particelle, le parole composte (le famose lunghissime impronunciabili parole tedesche tipo Verkehrsinfrastrukturfinanzierungsgesellschaft), i doppi infiniti e sicuramente tante altre cose che mi sfuggono e che non conosco. E poi non dimentichiamo le eccezioni.

I doppi infiniti. Frasi italiane col participio passato e l’infinito retti da un ausiliare o un verbo modale, in tedesco si utilizzano mettendo il doppio infinito, e ovviamente scambiando i verbi (dato che si troveranno a fine frase). Per esempio: “io non avrei dovuto sposarlo” verrà in tedesco: “io avrei lui non sposare dovere”.
Altra frase: “ieri sarei dovuta partire per la Germania con un aereo alle 16 da Malpensa”, diventa: “ieri sarei alle 16 da Malpensa per la Germania partire dovere”. Ovviamente, se la frase è secondaria, tutti e tre i verbi andranno alla fine scambiati, con la solita regola del doppio infinito. “Mi hanno detto che saresti dovuta partire per la Germania ieri alle 16” diventa magicamente in tedesco: “Loro hanno a me detto che, ieri per la Germania alle 16 tu partire dovere saresti”. Semplicissimo no?

Infine ci sono tutte le varie particelle che si usano soprattutto nelle frasi di moto a luogo, stato in luogo, ma anche tante altre; e la meraviglia delle meraviglie delle parole composte tedesche. Sì loro hanno questo pessimo vizio di mettere insieme le parole che potrebbero tranquillamente stare per fatti loro. E le uniscono in un’unica parola. Impronunciabile ovviamente. Ad esempio la compagnia assicurativa che offre protezione legale, noi la diciamo così. Loro hanno l’irrefrenabile esigenza di chiamarla Compagniaassicurativaoffrenteprotezionelegale, cioè: Rechtsschutzversicherungsgesellschaft. La legge per la regolamentazione in materia elettronica è semplicemente detta Elektrizitätswirtschaftsorganisationsgesetz. La compagnia per il finanziamento delle infrastrutture pubbliche sono banalmente chiamate Verkehrsinfrastrukturfinanzierungsgesellschaft. E il mostro dei mostri, stando all’articolo di un giornale tedesco sulle parole che non impareremo mai è il seguente: Grundstücksverkehrsgenehmigungszuständigkeitsübertragungsverordnung  che è la direttiva per l’assegnazione delle licenze di competenza per i beni immobiliari.

Se siete sopravvissuti e ancora pronti ad imparare la lingua tedesca, clicca sull’articolo dei Consigli di Tedesco base, che ho trovato utili e sensatissimi.

Per ridere, invece, leggi la storiella delle parole tedesche impossibili 🙂