La ricerca della casa impossibile

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casa impossibile

Dal primo minuto che entrai in quella bettola che mi è stata subaffittata in nero, mi fu chiaro che dovevo uscirne il prima possibile.

La coinquilina indonesiana non vuole farmi fare l’Anmeldung (dichiarazione di domicilio al comune) a casa, ma io senza Anmeldung non posso firmare il contratto di lavoro. I primi tre giorni si è chiusa in camera con un tizio senza uscire mai, per cui non le ho neanche potuto chiedere mai nulla. Allora ho ben pensato di fare subito l’italiana al lavoro e al secondo giorno ho chiesto se qualcuno potesse farmi fare l’Anmeldung a casa loro, bypassando qualsiasi regola di comportamento, di rapporti di buon vicinato, professionali, nonché, ricordiamolo, amministrativa. Ovviamente la proposi in modo molto soft con circa tremila giri di parole, per cui tutti avevano compreso che io stavo cercando una nuova casa e non un’Anmeldung concordata.

La prossima volta scriverò nell’oggetto della mail: “Anmeldung  a casa VOSTRA” e nel testo: “Posso fare l’Anmeldung a casa vostra?”. Forse i giri di parole non aiutano tanto. Ma ciò ha attutito la figura indegna che avevo in mente, nell’indifferenza generale.

L’unica che mi pareva si prendesse più a cuore la cosa e avesse capito era la mia capa, Kerstin. Dovetti cogliere la palla al balzo: “ehm, io vorrei dirti, cioè chiederti, ehm dunque… posso fare l’Anmeldung a casa tua?”. Mi aspettavo un “Vaffanculo. Ah, e sei licenziata!”, ed invece ottenni un “devo chiedere al mio ragazzo. Il contratto è intestato a lui”. E poi io volevo capire quale fosse il problema per la mia coinquilina. Non mi vuoi dichiarare? Perfetto, si può scrivere che vivo presso di te come ospite. Devi pagare di più di bollette? Non ho mai capito se sia vero o meno, ma espressi queste mie perplessità a Kerstin.

Alla fine non se ne fece niente ma ad un certo punto venne da me: “ho chiamato il Comune e ho chiesto se si può fare la cosa che mi hai detto”. (COSA????????? Hai chiamato un’istituzione pubblica, per chiedere se si può fare una cosa un po’ illecita, contro le regole, in GERMANIA???) ma, cercando di ricompormi: “Ah, e che ti hanno detto?” – “Eh, che non si può fare” (Ma davvero??? Ma chi se lo aspettava!). “Però ho anche chiesto, come mi avevi detto tu, se controllano (Penso: Ok, verrà a prendermi la polizei prima della fine della mia giornata di lavoro) e loro mi hanno detto che non controllano se l’indirizzo che si dà è vero, che non ci sono aumenti di affitto o bollette, e che se senza contratto d’affitto non ti fanno l’Anmeldung, prova ad andare da altri impiegati. Prima o poi becchi quello che non te lo chiede”. In questo frangente mi sono resa conto di quanto per noi sia facile pensare a come bypassare le regole, e come per loro sia praticamente impossibile.

Comunque, ricapitolando la situazione, se ho ben capito: Lei chiama un’istituzione tedesca per chiedere se si può fare un mezzo imbroglio e loro dicono di no. Però loro ammettono anche di non controllare, e suggeriscono perfino metodi per portare a buon fine la cosa. Ok, senza aggravio di spese, sarà molto più facile convincere la mia coinquilina stronza.

Ovviamente non ci sono mai riuscita, e lei non ha mai voluto sapere ragioni. Io sono un animo quieto e non voglio litigare, anche perché è una sconosciuta, io non ho una porta che sia una porta in camera, e il ricordo di Amanda Fox è ancora troppo vivido nelle nostre menti, per andare a sfrocoliare persone poco limpide.

Mi metto così, alla disperata ricerca di una casa, una stanza, un tetto sopra la testa, ed al terzo giorno ho già il primo appuntamento, e così via per i giorni a seguire. In totale ho visto 14 case da un punto all’altro della città, ma quello che vorrei sottolineare è il mio secondo appuntamento al mio 4° giorno ad Amburgo.

Appuntamento nei pressi di Lohmühlenstraße, quartiere islamico putente, non di livello altissimo.
Il tizio da cui devo andare si chiama Xandi. Pensavo fosse cinese, ma poi ho fatto 2+2 e ho pensato fosse mediorientale.
Il numero civico corrisponde alla Moschea che ha tutta l’aria di essere un palazzo. Ho pensato che fosse sia Moschea che palazzo. Così entro, curioso, cerco di rendermi conto se sono nel posto giusto.
Xandi non risponde al telefono pur dopo vari tentativi. Un tizio, che poteva essere l’Imam, mi dice qualcosa di un po’ scorbutico, ma non capisco cosa. Le donne che escono da lì mi guardano malissimo. Scoprirò troppo tardi, che nelle Moschee non posso entrare i non musulmani e che in quel palazzo c’è solo la Moschea.

Esce una ragazzetta molto velata e inveisce contro di me che io non devo stare lì, e mi spiega che quella è una Moschea, non ci sono case, WG, nulla. E’ una M-o-s-c-h-e-a! Le dico che non lo sapevo, sono ad Amburgo da 4 giorni, e che il civico corrisponde.
Mi chiede “ma quanti anni hai? Ancora cerchi le case in condivisione? Ma vai a vivere da sola, prenditi un monolocale, io ho 21 anni e già sto cercando da sola!”.

Ad un certo punto, inizio a pensare e ad avere paura che sia tutto una trappola.
Al civico corrisponde una moschea, il posto è isolato, lui non risponde al telefono e questa tizia mi sta infastidendo parlando a raffica come a volermi ipnotizzare. Cosa vorranno farmi? Convertirmi? Prendermi da sola e rapinarmi? Farmi fare qualche giro losco? Al mio ultimo tentativo di chiamate, Xandi risponde “ah, sì, scendo a prenderti”. Esce questo bel tedesco da una specie di garage che dà nello spiazzo “eh sì, è difficile da trovare, vieni, si entra da qui”. Io mi affaccio da lontano e vedo che è un garage, uno scantinato. Altro che trappola nella Moschea, qua faccio una fine bruttissima. Mi rendo conto che tra massimo 30 secondi sarò, a scelta: sgozzata/violentata, sgozzata E violentata, rapinata E violentata, rapita E torturata, ecc. ecc. ecc. Per fortuna lui era talmente distante da me a farmi strada che capii che si stava avviando per mostrarmi una casa e che quella lì era davvero solo una cantina.