Natale ad Amburgo

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Rathaus Amburgo Natale

Se c’è una cosa bella del vivere il periodo invernale in Nord Europa è il fatto che prima o poi arriva il periodo natalizio.

Non posso dire di aver sofferto il freddo, mentre per me è stato totalmente innaturale avere tantissime ore di buio. Non riuscivo a capacitarmi di svegliarmi la mattina col buio come fossero le 4 di notte e fare colazione nelle stesse identiche condizioni di luce della sera a cena, e di vedere l’alba solo dopo essere arrivata al lavoro. Per il freddo, in fondo, come dicono a Berlino: “non è colpa del freddo, è colpa dei vestiti non adeguati”. Per cui ho cercato di adeguarmi, ed in effetti, con 2 strati di pullover, sciarpona, buone scarpe e giubbotto imprescindibilmente anti-vento, ho scoperto di poter affrontare qualsiasi cosa. Posso dire che ci sono state 4-5 giornate di reale freddo, con un vento discretamente congelante e temperature poco sotto lo zero. In realtà ho sentito più freddo in quei giorni a -3, -4, che alcuni giorni dopo a -12 dove ho dovuto togliere uno strato di vestiti per il caldo. Su un inverno teoricamente di 5 mesi pieni, 4-5 giornate di freddo sono un risultato estremamente più roseo del previsto.

Piccola digressione:

collega svedese mi chiede quale sia la temperatura più fredda che abbia mai visto a Napoli. Quasi vergognandomi, le dico sui 2 o 3, forse. Ma tento di sollevarmi dicendo che probabilmente i giorni di freddo ad Amburgo o a New York è stata la volta di più freddo che abbia mai sentito. Lei mi ribadisce: “ho detto freddo!”, come a dire “chest’ è scem, nun ha capit'”. Le ripeto che il meteo mi portava -12 come temperatura percepita ad Amburgo. “Perchè tu invece?”, Risposta: “a casa l’anno scorso c’era -35 per una settimana”. Ho smesso di respirare.

Come vedete, tutto è relativo…

E niente, la cosa più tipica del Natale nordeuropeo sono i mercatini di Natale che ormai, al terzo anno consecutivo in una terza città diversa, perdono un po’ di fascino ai miei occhi. Mi piace vederli, mi piace andarci con qualcuno a mangiare qualcosa, ma non mi piace fare le file per entrare nei negozietti o perdere ogni due secondi le persone con cui sei tra la folla. Devo però dire che i tedeschi anche nella folla hanno un rispetto per la fila e per lo spazio vitale del singolo che è commovente. In posti così affollati non ti senti mai schiacciato o spinto, devi solo entrare in una fila ed il gioco è fatto. In Italia c’è il gioco del buttarsi addosso claustrofobico e quelle spintarelle da dietro per farti pressione che detesto dal profondo del cuore.

Ma cosa si mangia in questi mercatini? Eccovi accontentati:

Anche se questo, in verità non è affatto tutto, anzi è molto poco e manca una testimonianza fotografica dei miei preferiti, gli Schmalzkuchen che sono delle specie di graffette come sapore, e di cui è possibile ingurgitarne 10 senza accorgersene.

Immancabile la cena natalizia in ufficio anche con i vecchi colleghi andati via (Carlo e Jonas), dove abbiamo portato tutto il ben di dio possibile e immaginabile, e la tradizionale cena natalizia aziendale, per cui per l’occasione è stato scelto un veliero tre-alberi che staziona fisso a Landungsbruecken. L’ultima serata tutti insieme, poi saremmo tornati a casa per le vacanze e il mio fido amico di scrivania francese, ci lasciava per tornare in Francia. Anche io avrei dovuto chiudere il contratto e tornare in Italia, ma le cose sono andate diversamente.

Un po’ prima delle vacanze, Kerstin mi chiede di parlare a quattr’occhi e mi fa un’offerta di un contratto di un anno, da gennaio a dicembre 2015, corredata da un meraviglioso discorso di “siamo contentissimi di come lavori, vorremmo ringraziarti per quello che fai e per noi non avrebbe senso prendere un’altra persona da zero al posto tuo, per cui vorremmo offrirti di restare”. Il discorso, da solo, valeva il prezzo del biglietto. Il primo giorno ad Amburgo non credevo sarei riuscita a sopravvivere lì 6 mesi, ora che quei mesi erano volati, mi offrivano di restare un altro anno.

Alcuni giorni dopo, ho detto sì alla proposta e ho depositato il contratto firmato.

Carlo, invece, il mio amico che prima lavorava lì al posto mio, ci comunica invece che ha dato il preavviso di licenziamento, lascerà Amburgo dopo più di un anno e mezzo e tornerà in Italia fiducioso di trovare qualcosa.

A tutti è dispiaciuto moltissimo, ed io trovo il gesto molto coraggioso.

Quando ci incontrammo a Napoli a maggio per prepararmi sul colloquio ricordo che la mia prospettiva amburghese era di 6 mesi, lui prese un contratto a tempo indeterminato e me lo vedevo a mettere radici ad Amburgo per lungo tempo.  Prendemmo lo stesso aereo, il 23 dicembre. Da programmi, quel giorno saremmo dovuti tornare a Napoli per le vacanze, io per restarci e lui con la prospettiva di ritornare in Germania a gennaio; ed invece, seduti su una panchina del Gate 39, i ruoli erano esattamente invertiti. Volevo quasi cercare di convincerlo a non restare in Italia, ma era così tranquillo e sereno che non ci si poteva fare niente. Alla fine mi confessò che dopo quasi due anni in Germania, ne aveva abbastanza e che il posto non faceva troppo per lui.

Io dal canto mio ero felicissima di tornare a fare le vacanze giù e trascorrere un mese in Italia, ma con la prospettiva di tornare ad Amburgo a gennaio con un lavoro, positiva e convinta di tante cose.

Non avrei neanche lontanamente immaginato, che cosa mi sarebbe aspettato al ritorno ad Amburgo