(Non) bentornata ad Amburgo

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Amburgo porto

Dopo essere tornata a casa un mese per il Natale, rieccomi di nuovo nella libera cittAi?? anseatica, dopo aver salutato una meravigliosa alba a Napoli:

Alba Napoli

Amburgo mi accolse con la neve: il giorno prima aveva nevicato molto per tutto il tempo, ed io ovviamente me l’ero perso. Ora c’erano i residui di una bella nevicata, ma ora dopo ora si vedeva anche che si stava sciogliendo.

Sapevo che sarei andata incontro ad un periodo un po’ difficile, certo non avrei mai immaginato cosAi?? difficile.

Rimettevo piede in casa da assunta e con nuove sicurezze. Si apriva un nuovo capitolo, ma dovevo leggerne bene le pagine.

All’arrivo in cittAi??, prendo la metro per casa e l’ultimo tratto (un paio di km) volevo farlo in taxi. Ma era domenica, e la domenica A? tutto chiuso e non puoi chiedere a nessuno. E i taxi sono pochissimi. E aveva nevicato, quindi mi trascinavo due valigie da 35kg nella neve, nella speranza di tornare a casa e col desiderio (vano) che la roba nella valigia non si bagnasse a contatto con la neve.

La casa mi pareva bella, fuori c’era una bella luce e la neve nel cortile, mangio al volo qualcosa portata dall’Italia e corro a vedere una casa a Meiendorf che era un epic fail. I ragazzi mi dissero di aver ricevuto piA? di 200 messaggi di possibili coinquilini. Gulp! E stiamo parlando di una casa curata e bella sAi??, ma lontanissima dal centro e lontana dalla metro.

Il giorno dopo tornai al lavoro, portai come da tradizione dolci e cose tipiche per tutti ed ogni volta mi stupisco e mi compiaccio di come le cose italiane abbiano un successo clamoroso fra la popolazione locale e come dopo mi facciano interrogratori vari su ingredienti, prezzi, dove si comprano, se si trovano in Germania e come eventualmente ottenerli.

Il venerdAi?? al lavoro era cambiato tutto. Avevamo cambiato stanza, disposizione, team, tutto. Ora ci avevano affiancato un altro capo e mischiati ai tedeschi, con cui prima a stento ci salutavamo. Non per cattiveria o giochini da 5a elementare eh, ma solo perchA? non avevamo praticamente mai occasione di contatto. La mia sensazione non fu positiva, il nostro team si era perso, praticamente stavamo insieme solo a pranzo e avevo pure l’impressione che fosse una forzatura. Non si organizzava piA? nulla insieme, nessuno sembrava avesse piA? voglia di far nulla e di stare in compagnia. Il lavoro era diventato molto piA? stressante, lo scorporo e successivo mix dei team ci lasciava un po’ perplessi e molto insoddisfatti. E poi il fatto che due persone chiave del management se ne fossero andate, a me non quadrava per niente. Non riuscivamo a capire il perchA? di tale stravolgimento e di come avessero fatto a peggiorare cosAi?? tanto tutto in due giorni. Non c’era una ragione logica, organizzativa, di pianificazione o di condivisione di obiettivi futuri. Anche la comunicazione di un cambiamento cosAi?? totale fu un po’ precaria, lacunosa e tardiva.

Io passavo le mie giornate di merda con sveglia fra le 5 e le 6 per la tensione di non trovare casa. Alle 8 ero giAi?? al lavoro. Lavoravo e cercavo case e prendevo appuntamenti, tutto insieme. Uscita dal lavoro fra le 16:30 e le 17 e tour di case, stanze e bettole da un angolo all’altro della cittAi?? cercando di organizzare al meglio appuntamenti e crisi nervose. Spola fra i vari appuntamenti, cena spesso con qualcosa di comprato e consumato in metro con una mano e con l’altra rispondere alle mail per nuove case tra un appuntamento e l’altro. Ritorno a casa verso le 23. Se non avevo mangiato, volata al Rewe 5 minuti prima della chiusura delle 23 per comprare un piatto pronto da scongelare al microonde tutta salute, fine esausta sul letto a ricontrollare velocemente se c’erano nuovi annunci di case interessanti e possibili, e a dormire. Tra le 5 e le 6 occhi sbarrati per la tensione, e via cosAi?? tutti i giorni, dal 25 gennaio all’8 marzo. Io avrei lasciato casa il 28 febbraio.

Quando riuscivo ad essere a casa per le 20 o le 21 mi sentivo quasi riposata, o comunque fortunata. Avevo cercato casa ad agosto, ma in questo periodo, dopo soli 6 mesi, mi pareva che la disponibilitAi?? fosse molto minore ed i prezzi piuttosto superiori. Ho visto bettole costosissime, potenziali coinquilini un po’ sociopatici, strani, un po’ tendenti al drogato andante, ma anche persone carine e socievoli ovviamente, ho conosciuto zone della cittAi?? che non avevo mai visto, ho fatto diversi errori di valutazione nel propormi e ho capito che si deve mentire e rispecchiare tutte le loro caratteristiche. Ho fatto i mini-casting dove mi sentivo un’idiota e dove mi sentivo senza speranze perchA? quando i “concorrenti” erano tedeschi, parlavano un botta e risposta in cui riuscivo tranquillamente a seguire ma non ad intervenire in modo intelligente o incisivo. Ho tentato un mezzo approccio con un ragazzo, successivamente alla visita, che mi comunicA? fra le righe e per declinare in modo gentile il mio invito, che stava per aspettare solo 2 gemelli. E il tentativo (solo verbale) ci fu una volta con me da parte di un potenziale coinquilino che cercava palesemente una trombacoinquilina senza troppi giri di parole. Alcune case che mi interessavano e che ho cercato di avere andavano via prima di poter anche solo rientrare a casa. Rifiuti su rifiuti continui. Nonostante un contratto di lavoro, nonostante ulteriori garanzie, nonostante io mi presenti bene.

Il tempo stringeva, la tensione aumentava, i rifiuti anche.

L’unica cosa che sono riuscita a trovare A? stata una casa per 3 settimane prima di tornare in Italia per pasqua ed un’altra dal rietro dopo pasqua a settembre. All’inizio di marzo, nel buco fra la vecchia casa e la casa temporanea, ho dormito in hotel qualche giorno. Capii che andando di zwischenmiete era piA? semplice, ma devi cercare sempre per il mese successivo e quindi la ricerca non finisce mai e non c’A? mai tregua tra lavoro-ricercacasa-dormire, che puA? diventare un circolo infinito, ed io vorrei anche permettermi qualche pomeriggio libero o un pasto decente ogni tanto. Queste cose, che dovrebbero essere la base della normalitAi??, mi iniziavano a sembrare un lusso quasi inarrivabile, ed io volevo anche vivere nel frattempo. Vedevo il ritorno a casa per le vacanze di pasqua come una salvezza, un piccolo barlume di luce in un periodo da cui volevo fuggire.

Valeva davvero la pena di stare qui a non fare altro, pur di restare qui?

Valeva davvero la pena non vivere, per avere una speranza di vivere piA? in lAi???

Valeva davvero la pena vedere un cittAi?? lussuosa che si gode la vita intorno a te, mentre tu devi combattere con i problemi piA? basilari di sopravvivenza?

Stando alle cazzate new age del fatto che “tutti soffriamo“, “c’A? gente che ha problemi veri“, e che “stai facendo tutta esperienza“, decisi che sAi??, non ne valeva la pena ora, ma sarebbe valsa in futuro, e che i sacrifici verranno ripagati.

Prima o poi.