Oslo (parte 1)

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oslo sole di sera

Dopo due mesi di vita milanese, sono riuscita a trovare finalmente un lato positivo di questo posto: la vicinanza con un aeroporto in cui opera la Ryanair.

Al momento ho in attivo un solo viaggio con questa compagnia, quindi le mie riflessioni saranno iper-parziali. Mi avevano raccontato della ressa per i posti, ressa che, non sono non ho visto, ma la cui mancanza mi ha fatta capitare sia all’andata che al ritorno vicino al finestrino, fra le primissime file, e senza nessuno al posto centrale. I sediolini non li ho trovati particolarmente scomodi (nè comodi) o piccoli (io sono piccola e bassa, forse è per questo). Trovo quasi disturbante, invece, il continuo di annunci per venderti qualsiasi cosa inutile, perfino i gratta e vinci, pubblicizzando quante persone siano diventate milionarie grazie a questo acquisto occorso sull’aereo. Gratta e vinci che, tra l’altro, costano circa la metà del biglietto aereo.

Come sempre quando ho la sveglia molto presto la mattina, la notte non dormo perchè ho l’ansia che la sveglia al mattino non suoni. Per questo motivo, arrivo alla fermata dei bus di collegamento con Orio con “soli” 45 minuti di anticipo. E mi sono anche scordata a casa la guida che avevo comprato. Premesso che non ho mai conosciuto nessuno di Bergamo, i bergamaschi, così di primo acchitto, mi hanno dato l’idea di non essere… come dire… delle cime. Sarà l’accento, o il loro aspetto, o il fatto che non li abbia percepiti particolarmente svegli, ma mi hanno dato questa impressione.

oslo dall'aereo

©S|Germanialand – Oslo dall’aereo

Una delle cose che mi piace di più del prendere l’aereo è quando si sale sopra le nuvole, nel blu che più blu non si può, con un letto bianco infinito sotto. E’ uno dei momenti che mi piace di più vivere nella vita e che, per ovvi motivi, non posso fare ogni giorno. Dopo il tratto di mare sopra la Germania, si arriva in Scandinavia, dove vedi questo agglomerato infinito di isolotti e lembi di terra, tipiche casette scandinave, e boschi. E boschi. E boschi. Dopodicchè si atterra. In un bosco ovviamente.

All’aeroporto di Rygge, tutti si fionderanno agli atm per prelevare, per cui ci sarà molta fila. Scoraggiati dalla fila, quelli che si riterranno furbi tipo me (ma che presto scopriranno di non esserlo affatto) salteranno la fila andando in cerca di un cambio aeroportuale pur nella consapevolezza che ti incu**ranno, scoprendo che non esiste. Tutto ciò, perchè il bus che collega l’aeroporto di Rygge ad Oslo va pagato in corone norvegesi o con carta, ma non ho capito che tipo di carta dato che io ne ho tre e nessuna delle tre ha funzionato. E quindi sono tornata alla fila agli ATM, perdendo pure il primo bus disponibile. La navetta costa 170NOK a tratta o 300 se si fa a/r insieme.Non illudetevi di poter trovare un cambio appena fuori dall’aeroporto, perchè è situato in mezzo al nulla più totale. E’ come se stesse in una piazzolla dell’autostrada con solo natura intorno e neanche un cristiano. Il collegamento dura circa 50 minuti tra natura, strade senza macchine e la presenza di una casa ogni 10km, tanto da farmi interrogare, per tutti i 50 minuti, dove sia “la gente” in Norvegia e se non mi si stessero semplicemente palesando davanti i risultati della pratica del suicidio come sport nazionale (tra l’altro, balla mostruosa).

Arrivata ad Oslo, c’era un sole che spaccava le pietre e un sacco di gente per strada. Tanto che a primo acchitto, ho avuto un piccolo flash-back di confusione e credevo di stare in Spagna. Grazie al meteo milanese, la prima maglia a maniche corte l’ho indossata proprio ad Oslo. Essendo il nord-Europa uno dei miei sogni, mi guardavo intorno come un’ebete che sta vivendo una realtà parallela. Incontrato il mio compagno di viaggio sul luogo, andiamo un po’ in giro.

opera di oslo

©S|Germanialand – Opera di Oslo

C’è il palazzo dell’opera che è nuovissimo e particolare, ed essendo tutto bianco, riflette la luce del sole in un modo spaventoso, per cui consiglio vivamente gli occhiali da sole, onde ritrovarsi come me a dover fare il percorso ad occhi chiusi e guidata dal mio compagno di viaggio. Successivamente siamo andati verso la Karl Johans Gate (la famosa strada centrale) per mangiare. Avendo io il mito del biondo-occhiazzurri-nordico, confesso che non sapevo più dove girarmi data la quantità di fauna ben sopra la media che si riscontra in loco.

Ho mangiato il piatto meno costoso del menu, pollo, patatine, insalata e una bruschetta con salsa di guacamole. ristorante oslo Una menzione speciale va all’acqua (ghiacciata e buonissima), al menu scritto solo in norvegese, al bagno che era quattro piani di scale sopra il piano di ingresso, al fatto che ci abbiano chiesto i documenti mentre mangiavamo (e senza aver ordinato alcolici), e al biondo cameriere del locale.

Un’altra menzione speciale va al mio rincoglionimento, dato che avevo capito che il cambio fosse la metà di ciò che era realmente, e quindi credevo di pagare tutto esattamente la metà di ciò che costava, constatando ad ogni acquisto che in fondo Oslo non fosse così cara, tutt’altro. Io a memoria dello scontrino del cambio, mi ricordavo che 1NOK valesse 7cent di euro, mentre era 1€ a valere 7NOK, e dunque 1NOK valeva 13cent. Per cui, fatti brevemente i calcoli, il mio piatto l’ho pagato 120NOK, che io credevo essere equivalenti a circa 8,5€ e che invece superava di poco i 15€. Prezzo che, comunque, ritengo leggermente alto ma non stratosferico.

Concluso il giro in centro, abbiamo anche concluso che Oslo è piccolissima, si gira a piedi facilmente e le distanze sono assolutamente abbordabili.

urlo munch osloSuccessivamente, siamo andati all’imperdibile tappa del Munch Museet, situato vicino ad un bosco. Munch era palesemente un depresso, un inquieto e un ossessionato. L’equivalente del nostro Leopardi per fare un paragone spicciolo. I suoi quadri riescono a trasmettere davvero inquietudine, tristezza, disagio, ansia. Insomma, un genio, proprio perchè ti fa vivere, attraverso i suoi quadri, i suoi turbamenti interiori. Rispetto ai pittori a cui siamo abituati, ho notato paesaggi sempre innevatissimi, la Baia di Oslo che è spesso presente, e alcuni quadri notturni che presentano il sole o un tramonto. Per chi è abituato ad una vita ed un’arte mediterranea, non sono cose così ovvie. All’uscita ci aspettava una sorta di sagra paesana, con tanto di cantante (stonatissima) e la gente sembrava divertirsi.

Va detto che, sti norvegesi, ci sono sembrati cafoncelli e poco svegli. Mi hanno dato un po’ l’dea dei bergamaschi ma più biondi. Cafoncelli perchè sembrano quelli della provincia che il sabato scendono in città, e li riconosci subito da come sono vestiti, da come si muovono e da come parlano. Poco svegli perchè, in fondo, una nazione intera si basa su una città (Oslo), una città intera si basa su un’unica cosa che c’è da vedere (Museo di Munch), l’intero museo si basa su un’unica opera (l’urlo) su cui si basa tutta una nazione e…. se la sono fatta rubare portandosela via sotto braccio. La tipica cosa che potrebbe ragionevolmente accadere in Italia, anzi, strano che non sia ancora successo, e che sarebbe seguita da un fiume in piena di polemiche. E dunque, un po’ tontoloni lo sono. E poi mi sono sembrati pure un po’ caciaroni e più chiassosi dell’idea che ne avevo. A differenza dei tedeschi poi, che non guardano una donna neanche se è Naomi Campbell che ti passa nuda affianco, mi sono sembrati più chiassosamente interessati all’argomento “donna”; ben inteso: non raggiungendo mai il livello infimo di “italianoinitalia” o quello ancora più basso dell’esemplare “italiano-allestero”, ma comunque mi è sembrato di percepire un’attività ormonale non da encefalogramma piatto come in tedeschia.

strade oslo

©S|Germanialand – strade di Oslo

Verso le 17 circa, iniziano a chiudere tutti gli esercizi pubblici, e in questa coincidenza, spariscono in una botola nascosta anche tutti gli abitanti che non si sa dove siano finiti, ma per strada non incontrerai più nè un esemplare locale, nè un’automobile. Nelle foto che abbiamo fatto, infatti, sembriamo perennemente soli. Ci siamo incamminati verso il parco, bellissimo, silenziosissimo, verdissimo, tenuto benissimo e dove abbiamo casualmente assistito al cambio della guardia. Una cosa serissima nelle altre capitali in cui l’ho visto, con tanto di capannello di turisti e partecipazione emotiva all’evento solenne, e un semi-disastro in terra norvegese. cambio della guardia osloLa scena si svogle innanzitutto dentro questo bosco-parco e non nelle famigeratissime piazze sorelle delle altre città monarchiche; la scena si svolge a contatto con le persone e non dentro i cancelli o a varie debite distanze, davanti ai passanti, circa 6-7 quel giorno, e con tre bimbe che gli facevano il verso e facevano le loro stesse mosse dietro, tra l’ilarità scomposta e sguaiata di noi 7 astanti e la composta serietà indifferente delle guardie.

Complice il sole perenne di giugno ad Oslo, perdiamo il senso del tempo, e ci accorgiamo che in realtà è tardi, così ci prepariamo psicologicamente alla soleggiata serata Oslescha.

Continua…

Norvegia
  • Ah, che bello leggere i commenti a pelle di un visitatore! 🙂 Ho vissuto ad Oslo per sei mesi ormai…quasi due anni fa 🙁 Tontoloni lo sono sicuro, e questo spiega tante cose, soprattutto Breivik, anche se sembra di minimizzare, purtroppo é piú semplice di quello che si crede capire perchè sia potuta accadere una cosa simile. Cafoncelli peró no, anzi, la loro gentilezza me la porto ancora nel cuore. Soprattutto ora che vivo in Germania, insieme, appunto, “all’attivitá ormonale da encefalogramma piatto”…mi hai fatta troppo ridere, e mi sento meno sola! Quanto al “travestimento” del sabato, sí, se possono si devastano piú dei crucchi, tolta la muta da pinguino, almeno per due giorni non si preoccupano di mantenere un contegno. Insomma, alla fine l’importante è che mi pare ti sia piaciuta! È una realtá talmente diversa dalla nostra che vale la pena di essere visitata e vissuta 😉