Oslo (parte 2)

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piazzetta oslo
Fiordo Oslo

©S|Germanialand – Fiordo di Oslo

Conclusa la preparazione psicologica per la serata oslesca, torniamo verso il centro lato-mare, scoprendo il perchè non ci fosse più una persona in giro: erano tutti lì, tutti nei localini, nei bar, a passeggiare o sui barconi-bar attraccati al molo.

Noi volevamo vedere il tramonto da un punto panoramico, ma abbiamo capito che era distante e non facilmente raggiungibile. In pratica si doveva andare sulla collinetta di Oslo, che di inverno è meta di sciate.

Cerchiamo un ristorante per mangiare perchè ormai eravamo stanchi e affamati e, consultando su tripadvisor le opinioni dei ristoranti che avevamo intorno, i commenti recitavano tutti “ristorante carissimo, state alla larga” – “buona cucina, ma un salasso”, – “ristorante di pesce, ma a che prezzo!”. Non avendo alcuna intenzione di farci spennare vivi, e non mangiando io pesce, ripieghiamo su una catena di pizzerie finto-italiana in cui ero andata alcune volte a Francoforte da poter asserire che, la pizza è sì un’altra cosa, ma che comunuqe non fosse proprio un posto vomitevole. Il mio amico milanese asseriva invece di aver mangiato una pizza molto migliore rispetto ad alcune pizzerie a Milano. Il costo è stato di circa 18€ a testa, per pizza e acqua (un’inconfondibile acqua italiana che servono tutti i ristoranti all’estero e che non ho capito mai nè perchè prendano proprio quell’acqua lì, nè perchè te la facciano pagare un rene e mezzo, soprattutto ad Oslo dove l’acqua del rubinetto è potabile ed è di una bontà sopraffina). Ad un certo punto è scattata la stupidera tra di noi quando constatavamo che fossero le 23 e c’era ancora luce, poi le 23:20 e c’era ancora luce e siamo andati avanti fino a mezzanotte che era l’orario che più volevamo vedere.

oslo sole di mezzanotte

Abbiamo constato come sia divertente vedere i loro locali all’aperto con gente che balla e si scatena pur essendo giorno. Sono scene che noi siamo abituati a vedere di sera, e invece loro sono vestiti da sera ma c’è luce; sono in discoteca a ballare ma c’è luce; si comportano come fosse sera, ma serà non è, se non per l’orario.Ho assistito anche al materializzarsi del mito delle donne del nord che ci provano con gli uomini: in una delle discoteche all’aperto che abbiamo visto, c’erano 4 esemplari di bionde che, “vestite” di minigonne inguinali e di scollature vertiginose, hanno letteralmente incatastato un tizio in un angolo per strusciarsi, mentre un’altra tizia si strusciava su un altro. L’incontro 1 contro 1, vedeva una certa parità di strusciamenti e di atteggiamento, mentre l’incontro 4 contro 1, vedeva lui impaurito e quasi disperato. Avrei voluto dargli una mano ad uscire da quell’empasse, ma tant’è, se la sarà vista brutta. Ad ogni modo, in tutti questi giri, non mi è risaltata all’occhio la tremenda voglia di suicidarsi della popolazione totale e di tutti quelli con cui abbiamo avuto contatti.

Al ritorno in ostello, siamo stati vittime della peggior tragedia che possa capitare in ostello: i roommates puzzavano come delle capre morte. Ce n’erano solo due al momento, ma a me venivano i conati di vomito. Non so se fosse sudore, piedi, alito, vestiti puzzolenti o tutto insieme, fatto sta che me la sono vista brutta all’idea di restare lì e doverci dormire. Per non parlare delle condizioni pietose in cui avevano lasciato il bagno. Aprii così la finestra, con la vana speranza che il fetore diminuisse, ma si sa, puzze del genere non vanno via. Aprendo la finestra, però, vidi come il sole stesse risorgendo già all’1 di notte e come, guardando poco sopra di noi, ci fosse proprio della luce. Mi dava l’idea di quando si torna dai veglioni di capodanno o dalle serate infinite estive che vai a dormire all’alba con la luce. Però lì era notte, non era alba.

escursione fiordi oslo

©S|Germanialand

Al mattino mi preparai più in fretta che potevo, perchè la puzza persisteva ed io sentivo di non poter resistere più un secondo in quella stanza in quelle condizioni. E pensare che l’aria fuori era di un puro, un fresco e un pulito assurdi! Inutile dire che in strada non c’era nessuno, ma stavolta, non c’era nessuno neanche in centro sul mare. Decidiamo di fare una mini-crociera nel fiordo di Oslo che, va detto, è un fiordo scemino, basso e non ha niente a che vedere con le foto mozzafiato che siamo abituati a vedere. Ma i fiordi seri stanno sulla costa nord della Norvegia, non ad Oslo.  La gita comunque è carina perchè c’è un sacco di natura ed è pieno di casettine tipiche norvegesi di legno, coi tetti spioventi. A stento si riesce a vedere qualche persona nelle case e, inutile aggiungerlo, non si sente neanche una voce. Ho avuto una tale sensazione di pace, di quiete e di relax, che penso che studiando all’università in un contesto del genere, ci si possa ragionevolmente laureare in un anno. Eppure quelle case non sembrano turistiche, pare che siano degli stessi oslenschi che hanno bisogno di pace e tranquillità dovendo loro fuggire sia dalla calura estiva, e sia dallo stress cittadino perchè – ne siamo sicuri – Oslo dev’essere una città di uno stress e di una confusione tali che Tunisi le fa un baffo.

Concluso il giro turistico, per me è tempo di andare in aeroporto e, nel tragitto per prendere il bus ho girato un po’ le zone circostanti che sono molto carine e ben tenute. Mi dispiaceva lasciare un paradiso del genere, tra l’altro pieno di sole e con un clima stupendo. Ci tornerò sicuramente con più calma. E pensare che, l’anno scorso, fui tentatissima di sceglierla fino all’ultimo, quando poi scelsi Francoforte. Non ho mai pensato un attimo a “come sarebbe andata ad Oslo”, ma adesso che ci sono stata, un po’ di più me lo chiedo. Sicuramente doveva avere il suo fascino.

Il ritorno in aereo è stato bellissimo fino alla Svizzera: sole, nuvole sotto, isolette norvegesi, dighe e pianure che non ho saputo riconoscere dove fosse; poi, all’improvviso, un pensiero cupo prende forma: mi ricordai dei servizi visti a Report sul fatto che la Ryanair viaggi con pochissimo carburante e che in caso di problemi, sia difficile perfino atterrare in un aeroporto vicino e che, con una politica del genere, prima o poi accadrà un disastro. Nel frattempo entriamo in Svizzera in una tempesta grigissima e il comandante annuncia che saremmo atterrati a Bergamo in 30 minuti. L’annuncio però aveva un tono che non mi convinse, e quella tempesta dentro cui eravamo, ancora meno. Dopo vari giri e perdite di tempo, l’aereo vira tutto a destra in modo persistente e capisco che abbiamo cambiato rotta. Infatti ci fanno un altro annuncio in cui ci dicono che saremmo atterrati a Parma. Siccome l’annuncio era in inglese, molti non avevano capito, e quindi quando siamo atterrati, alcuni non sapevano dove fossero, perchè avevano riconosciuto di non essere a Bergamo. Lì inizia tutta una serie di telefonate allo sfortunato di turno che era andato all’aeroporto a prenderli, magari dopo 2 ore di macchina e che ora si vedeva lasciato triste e solo. Ho addirittura carpito che abbiano fatto una cazziata al parente in aereo che era atterrato a Parma, come se fosse stata colpa sua il dirottamento in un altro aereoporto.

Dunque addio sogni di riposo. Sarei dovuta essere a casa per le 21:20, con tutto il tempo per cenare, riposarmi e farmi una lunga dormita prima del lavoro l’indomani, e invece mi ritrovo in un’altra regione, con un’ora di ritardo a non sapere che fare.

La scena si svolge più o meno così: gli addetti in aereo ti dicono di stare seduto e che ti daranno informazioni, e nel frattempo sale a bordo un poliziotto che guida le operazioni tra aereo e terra. Poi quando ti danno l’ok e ti dicono che verranno dei pullman a prenderci e ci porteranno ad Orio al Serio, tutti seguono la fila che scende dall’aereo, certi che la fila non sbagli mai (questo è anche il mio modo di arrivare a San Marco quando sono a Venezia, e per fare le altre cose “di massa”: seguire la fila). In quel caso, tutti seguiamo quelli in testa alla fila che sembrano portarci al piazzale dei pullman, e quando pensiamo che siano quasi dei referenti onniscienti, ci confessano: “no, non sappiamo dove sono i pullman, in realtà siamo usciti qui per fumare”. E quindi tutti a fare la corsa per capire dove saranno i pullman.

Alla fine questi arrivano e cerchi di accaparrarti un posto. Il tragitto inizia e, non si capisce perchè, si fa il percorso senza autostrada e con tutti i bergamaschi dietro di me che guardavano una puntata di Fantozzi ridendo a crepapelle per ogni scena. Non un viaggio tranquillo, e nulla a che vedere con le scene di silenzio di qualche ora prima ad Oslo. Da Orio poi si prende lo shuttle per Milano (un’altra ora di pullman) e a Milano c’era una tempesta inenarrabile e fastidiosissima, di quelle che ti ripari sotto un tetto ma che il vento e la tempesta sono talmente forti da farti bagnare completamente comunque.

E quindi sono arrivata a casa all’1 di notte, senza aver pranzato nè cenato e senza andare in bagno dalla mattina. Io che pensavo di rilassarmi e che ad Oslo mi ero sinceramente riposata… tutto svanito in un attimo! E il giorno dopo: lavoro!

Norvegia