Paura di partire

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Paura di partire

Non so come mai, ma l’imminente partenza per Berlino non mi fa fare i salti di gioia.

Ci sono stata una volta a Berlino, nel ’93, ero piccola ed ero con i miei genitori. La città mi piacque un sacco, è stata a lungo la mia città preferita, la città per cui ho desiderato, una volta diventata grande, andarci a vivere.

Non c’è persona che sia stata a Berlino che non decanti quanto sia bella, funzionale, giovane, divertente, stupenda e via dicendo. Non c’è persona che abbia vissuto a Berlino che non abbia nostalgia di quel periodo, di quella città, di quei trascorsi, di quelle persone, di quelle passeggiate e compagnia bella.

Non c’è persona che abbia incrociato Berlino e che non mi dica quanto mi troverò bene, quanto sarà bella, quanto non me ne vorrò più andare, che mi dice che non tornerò più, quanto sono fortunata, che sarà bellissimo, super, fantastico, eccelso, magnifico e compagnia bella. Ho perso il conto delle persone che mi hanno detto che mi verranno a trovare.

Eppure…

eppure io non sono entrata nel mood.

Mio fratello, un pomeriggio, mi disse: “eppure non ti vedo esaltata come per quando dovevi andare a Francoforte”. E sì che aveva ragione.

Tornare nel paese di vacanza ai primi di agosto dopo essere stata via, rivedere la famiglia e stare con gli amici, rilassarsi, vivere con il mare di fronte, mangiare cose sopraffine… no, metà agosto non è decisamente il periodo migliore per tornare in Germania a lavorare. Nonostante lo abbia tanto desiderato, nonostante me la sia cercata io, e nonostante abbia voluto tornare io in Germania dopo Francoforte, questa volta mi fa paura. Ho paura di perdere del tempo, di non fare ciò che voglio fare e imparare ciò che vorrei imparare. Ho paura di lasciare la mia famiglia per quelle paure recondite che si affollano quando saluti i tuoi all’aeroporto e non sai quando li rivedrai e cosa potrebbe succedere nel frattempo.

Ho paura di aver azzardato troppo questa volta, per la mia voglia di avere tutto e vivermi tutto.

Ho paura di tutto ciò che mi perderò nel frattempo e di tutto ciò che ho dovuto lasciare. Mi chiedo se ne valga la pena o se ho perso troppo questa volta.

La stessa proposta dalla Cina che ero fortemente tesa a cogliere dopo Berlino, mi viene l’ansia solo a pensarci.

E penso a questo Paese che viene abbandonato da me ancora una volta (non che io sia uno di quei cervelli di cui l’Italia non possa far a meno eh), e a cui invece, probabilmente, per il solo fatto di essermi laureata e di aver dovuto usufruire ampiamente della sanità pubblica grazie agli italiani che pagano le tasse, qualcosa in cambio dovrei pure iniziare a darla.