Primo giorno a Berlino

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muro berlino

Come sempre mi capita, il primo giorno mi alzo sempre prestissimo perché penso che devo fare e vedere mille cose e alla fine faccio sempre un decimo di ciò che vorrei, principalmente perché, tra strade sconosciute e coincidenze della metro, mi perdo.

La casa la sentivo ancora totalmente estranea. Il 5° piano senza ascensore mi era parso un ottimo motivo per mettermi a cercare un’altra stanza, la mancanza di tende alle finestre fa sì che il sonno finisca nell’esatto momento in cui sorge il sole e che io debba vestirmi sempre con l’accappatoio addosso per paura che il dirimpettaio possa prenderci gusto e magari un Iphone con cui fare le foto che di questi tempi non si sa mai. Non c’è una doccia ma una vasca senza tende, per cui il bagno diventa come Venezia con l’acqua alta ogni volta che ci si fa la doccia; la cucina è piena di roba stipata che non c’entra più uno spillo. Stesso discorso per il frigo, e in più la cucina è infestata di piatti, pentole e padelle sporchi dei giorni precedenti con magari anche il cibo di due giorni prima cucinato dentro. Wilkommen in Berlin!

Il mio primo risveglio è stato di domenica, giorno notoriamente di chiusura totale tedesca.

A Francoforte non ci avevo creduto quando mi dissero che era tutto chiuso, e invece era tutto chiuso.

A Berlino ci ho creduto quando me l’hanno detto, e invece non è vero che è tutto chiuso. Non c’è la disperazione, la peste e la carestia di domenica in città, come c’era a Francoforte.

Si ritorna, poi, alle famose ed efficientissime metro tedesche. Quei nomi che confondevo con Francoforte e quelle innumerevoli linee mi risultavano completamente estranee, ma sapevo che quella U8 con direzione Wittenau o Boddinstrasse, segnate in blu sulla cartina, mi sarebbe presto diventata più che familiare.

Prendo la metro per andare ad Alexanderplatz e noto che è uguale a quella di Milano, sia dentro e sia le scritte fuori, però ha tutte porte di Brandeburgo sui vetri per la serie “siamo poco pacchiani”.

Le persone sono normali in metro, non stanno attaccate all’iphone, tablet, tavoletta, facebook, whatsapp come gli ossessionati milanesi.

Sulla strada faccio le prove per vedere dove sia il posto di lavoro e quanto tempo ci voglia da casa. Sia il palazzo che i dintorni mi piacciono molto, è sul fiume e, naturalmente, per arrivarci mi sono persa circa tre volte.

Successivamente sono arrivata ad Alexanderplatz, uscendo ad un’uscita da cui non sono mai più uscita e non ho ancora più rivisto quella parte tanto che, ad oggi, sono convinta che quella zona sia sprofondata in un buco nero. Quando i morsi della fame hanno preso il sopravvento, mi sono resa conto che i ristoranti attorno a me erano tutti italiani, parlavano tutti italiano, e i clienti erano tutti italiani come nei ristoranti cinesi che ci sta pieno di cinesi così.

Nonostante il caldo umido ho notato la totale assenza di aria condizionata negli esercizi pubblici che si distinguono per un caldo stagnante non indifferente. Praticamente questi non hanno il bidet, non hanno l’aria condizionata, non hanno le tende alle finestre, non hanno le ascensori, usano le bici al posto delle macchine… insomma, non ho capito perché, ma i tedeschi sono allergici alle comodità. E comunque no, non è vero che in mancanza del bidet si fanno la doccia ogni volta.

Successivamente sono andata a Potsdamer Platz, dove ho visto alcuni resti di muro, e tanti turisti. Dopo sono andata a vedere la Porta di Brandenburgo per capire cosa mi ricordassi di 20 anni fa, ma sfiga volle che stavano allestendo un palco, e quando i tedeschi allestiscono un palco e transennano, transennano tutto che non puoi neanche scavalcare facendo finta che non avevi capito, e non puoi neanche buttare l’occhio da 100 metri, quindi, preso per bene a quel servizio, cosa poteva mai capitare? Ma è ovvio… la pioggia. E dov’era il mio ombrello? Ma lasciato a Napoli, ovvio; perché ho pensato “no dai, non verrà a piovere il primo giorno che sto là, avrò sicuramente il tempo di comprarne uno con calma”. Così, dopo un veloce giro per Unter den Linden, sono tornata a casa.

La vita da turista è bella, però sarei dovuta venire qualche giorno prima, così da respirare più Berlino prima di iniziare a lavorare.

La città mi è sembrata estremamente underground, ha un fascino tutto particolare fatto di storia e modernità, di Germania imponente e mediteranneità nei comportamenti. Penso che un sacco di gente qui sia scoppiata, mi dà l’idea che ci sia un tasso di dissolutezza veramente alto e mi chiedo perché in questi mesi si parli così tanto di Berlino e perché tanta gente la scelga per emigrare.

Chissà se questa città mi farà cadere per la seconda volta…

Berlino