Tornare in Italia dopo Berlino

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Vista a strapiombo sul mare

Tornare in Italia dopo un’esperienza all’estero credo che non sia mai facile. Tornare in Italia dopo Berlino, e dopo aver lasciato tante cose così in sospeso, è forse ancor più strano.

In verità, per quanto mi piacesse stare a Berlino, nell’ultimo periodo certe situazioni diventarono pesanti e l’idea di staccare un attimo tornando in Italia, mi parve qualcosa da non disdegnare del tutto.

Napoli mi accolse il 24 dicembre 2013 con 26 gradi, senza una nuvola, e con una passeggiata sul lungomare con le amiche di sempre.

I primi giorni dopo il ritorno dall’estero tutti ti chiedono le stesse cose: “Che hai fatto a Berlino”, “Com’è Berlino?”, “Come si vive a Berlino?”, “Ma sei tornata definitivamente?”, “E ORA CHE FARAI?”.

E ora, dopo una settimana in cui mi godrò famiglia, amici e vacanze di Natale, cercherò lavoro in Italia, mi illudevo.

Devo dire la verità, all’inizio ero anche piena di speranze ed entusiasmo. Ormai il mio CV si era ulteriormente arricchito, le lingue migliorate, le esperienze all’estero aumentate…!

Quando consegnai i documenti finali all’ente che doveva pagarmi la borsa di studio per l’esperienza lavorativa a Berlino, per la serie “Bentornata in Italia” mi dissero che l’ente era fallito, e che i soldi “non si sa quando, ma arriveranno, un poco di pazienza”.

A gennaio ebbi un incontro per una proposta lavorativa con la datrice di lavoro che cercava di scoraggiarmi in tutti i modi dall’accettare un lavoro con lei, fino a sparire del tutto senza più rispondermi alle mail.

A marzo ho partecipato ad un concorso truccato per l’assegnazione di borse di studio Leonardo (parliamo di fondi dell’UE) da parte di un gruppo di formazione di Baronissi (su google si trova subito), dove i bandi furono cambiati più volte in itinere, non ci furono controlli dei partecipanti, nessuna lista stilata in base a parametri predeterminati, i vincitori risultarono parenti ed amici dei selezionatori (che avevano bellamente foto insieme su FB durante party e viaggi), e risultò vincitore perfino un ragazzo che non era nella lista dei partecipanti. Denunciando il tutto all’ISFOL (l’ente che DOVREBBE vigilare sull’organizzazione e l’erogazione dei fondi) con tanto di documentazioni e prove raccolte per giorni, ci fu detto: “noi non riscontriamo ALCUNA irregolarità”. Spietati i nostri commenti alla pagina Facebook dell’ente promotore.

Quella sera piansi di nervosismo e di rabbia.

Già il fatto che un ente si permetta di giocare come vuole con i fondi europei, è di per sé illegale. Che poi l’ente di controllo, a fronte di decine di sollecitazioni da parte nostra con tanto di prove documentate si permetta di dire che non c’è ALCUNA irregolarità, mi fece saltare i nervi. Ma uno in questo Paese che deve fare per avere giustizia se anche gli organi di controllo dormono o non fanno il lavoro per cui sono pagati?

Successivamente ottenni un colloquio con un’azienda del nord Italia per una posizione aperta di lavoro, in cui mi si chiese se potevamo fare una convenzione con la mia università (per non pagarmi), se io avessi parenti e case a disposizione a Bologna, perché così se la svignavano dal pagarmi e almeno potevo dormire da qualcuno a Bologna, e non sotto i portici di piazza Maggiore. Dovetti spiegare all’imprenditorino bolognese che il lavoro si paga e che trasferirsi a Bologna comporta delle spese di sostentamento. Probabilmente il genio ne era all’oscuro.

A tutte le altre decine di CV inviati, non sono mai riuscita ad avere la soddisfazione di una risposta.

Per cui da aprile decisi di chiudere col perdere tempo in Italia ed iniziai ad inviare CV solo oltreconfine, ottenendo diverse risposte ed alcuni colloqui, convinta che tornare in Italia sia stata solo una perdita di tempo. A volte penso al tornare in Italia perfino come ad una punizione.

Ero depressa, scocciata e nervosa per la situazione. Le uscite con gli amici, il cibo buono, il sole, la pizza e il mandolino non sono più riusciti ad essere abbastanza. Sapevo che dovevo subìre questo Paese malato ancora per un po’, ma ero convinta che con un minimo di fortuna, sarebbe stato solo questione di tempo per ottenere un lavoro all’estero.

C’è qualcuno di voi che è tornato in Italia con successo e soddisfazione? Qualcuno che vorrebbe tornare e non riesce? Quali sono state le cose più difficili a cui vi siete dovuti riabituare?

  • Pippo

    Perché hai postato una foto di Amburgo quando parli di Berlino?

    • Quella è l’immagine fissa del sito. Ora vivo ad Amburgo, quindi mi sembrava più significativo contrassegnare il blog con un’immagine di Amburgo.