Un mese da dimenticare

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Torre Amburgo

Un giorno, una persona del mio passato che è stata importante mi disse: “Quando gli uomini fanno progetti, gli dei ridono“. Con me devono essersi divertiti proprio tanto.

Gennaio, febbraio e marzo sono stati mesi un po’ pesanti, una routine molto stressante, cambi di organizzazione al lavoro, una ricerca casa impossibile, sistemazioni provvisorie in hotel, il meraviglioso gruppo al lavoro che sembrava essere svanito e perso, weekend inesistenti.

Non ne potevo più di vivere in 15mq, non sopportavo più quella casa, per quanto all’inizio mi avesse dato molta serenità, non riuscivo più a starci, non tolleravo più la mancanza di acqua calda per più di due minuti nella doccia, l’assenza di acqua calda nel lavandino, la mancanza di riscaldamento, ecc. ecc. ecc. Ho tenuto duro ogni giorno per trovare altro e qualcosa per tappare i buchi l’ho anche trovata.

Adesso avevo solo due desideri/prospettive: godermi la pasqua a casa e tornare ad Amburgo iniziando una nuova vita.

Giornate lunghe, temperature un po’ più piacevoli,  primavera ed estate alle porte, insomma, ero convinta che mi aspettasse un periodo meraviglioso, e volevo fare di tutto per iniziare davvero a costruire qualcosa da tutti i punti di vista. Ovviamente mi sbagliavo completamente su tutti i fronti.

La pasqua che doveva essere rilassante, piacevole e di stacco, è stata stressante, preoccupante e pesante.

Iniziamo con la notizia molto confortante del fatto che, 5 giorni prima di scendere in Italia, la Germanwings ha ben pensato di cadere. E quando devi prendere un volo a distanza così ravvicinata quando le informazioni su cosa abbia causato il disastro sono ancora incomplete, un pochino, pochino, pochino di strizza ti viene. Anche perchè quella compagnia l’abbiamo presa tutti noi tante volte, perchè io potevo aver viaggiato con lui ai comandi e perchè siccome avevo delle ferie del 2014 ancora da utilizzare entro il 31 marzo, avevo espresso il desiderio di passare fine mese a Barcellona. Quindi diciamo che le premesse non erano proprio delle migliori.

Volevo mangiare tutto il mangiabile napoletano ma, praticamente sempre, ho avuto un problema allo stomaco che ritenevo quasi una perforazione, che mi ha costretta a pastine in bianco, liquidi e quantità ridotte. Allora godiamoci gli affetti: mio fratello non l’ho praticamente visto, ed è sorto un discreto problema in famiglia che mi ha seriamente fatto riflettere se tornare o meno in Germania e mi ha fatta partire estremamente preoccupata. Proviamo a goderci il tempo allora: maltempo e pioggia senza fine, che hanno fatto sì che tornassimo prima dal weekend fuori porta e con le pive nel sacco direi. Gli amici? Visti solo di sfuggita. Le mille cose che avevo in mente di fare, ovviamente non fatte.

Ma torniamo ad Amburgo. Nuova casa, nuova zona, vita nuova. Vabbè, appena arrivo sono stata accolta da una pioggia incessante che quando vai a fare la prima spesa hai tutte le mani impegnate e puoi solo infracidarti. Chiedo lumi alla ex ex affittante della mia cauzione, dato che è passato più di un mese ed è sparita (non mi risponde) e chiedo lumi alla ragazza dove ho preso l’ultima casa, dato che avevo lasciato delle cose da lei da riprendere al ritorno. Sparita anche lei. Le cose non erano di valore economico inestimabile, ma di valore di sopravvivenza inestimabile sì, quale il liquido per le lentine e l’occorrente per il letto per non dormire sul materasso nudo. Ho dovuto ovviamente dormire così. Non male per un primo giorno in cui avevo deciso che sarebbe iniziata una nuova vita meravigliosa. Le cose di casa le riebbi il giorno dopo comunque.

Il lunedì vado al lavoro e ci accordiamo che potevo prolungare le ferie dell’anno scorso al 31 maggio. Siccome non volevo restare 8 giorni a casa a non fare niente, decido di prenotare per un piccolo sogno che avevo sin da bambina. Fine maggio alle isole Faroer, da sola. La sera faccio mille prove di orari, coincidenze, prezzi, disponibilità alberghiere e sono pronta, si prenota! La carta non mi viene accettata, 1, 2, 3, 4, 5 volte. Controllo la disponibilità residua e vedo che me l’hanno clonata, si sono presi tutto, e la mia disponibilità è 1,81€. Il fatto non era appena successo, ma nè io me n’ero accorta prima, nè la banca mi ha mai avvisata di movimenti strani. Prima di incazzarmi, faccio due calcoli e capisco che per fare la contestazione e la denuncia, servo io di persona, quindi devo ritornare in Italia. Me ne fossi accorta solo 3 giorni prima, avrei potuto farlo stesso quando ero lì. Viaggio rimandato, incazzatura istantanea, e così a fine mese devo rifare una volata in Italia, ancora!

La carta va bloccata subito chiamando il call center. L’eventuale residuo è recuperabile, come nel mio caso, anche con carta bloccata potevo accedere ai movimenti effettuati precedentemente. Anche se i call center vi diranno che la denuncia non è indispensabile, invece lo è, perchè c’è stato un illecito penale nei vostri confronti, va aperta una denuncia contro ignoti, va resa ufficialmente nota la cosa, e servirà poi come prova che avete fatto tutto il possibile quando dovrete iniziare la causa contro la banca, nonappena questa vi rigetterà la contestazione, non intenderà rimborsarvi, e riterrà la cosa chiusa lì. La contestazione via fax, nel mio caso, mi è stata sempre rigettata (problema del fax), e successivamente ho fatto denuncia alla polizia di Amburgo. Raramente ho trovato delle persone più gentili e disponibili dei poliziotti che sono capitati a me quel giorno.

Due giorni dopo la questione-carta, si rifà viva la ex ex affittante che mi comunica che lei si terrà il 50% della cauzione per motivi pretestuosi, mai dimostrati e di cui non mi è mai stata mostrata ancora una singola ricevuta. Anche in questo caso, perdi giorni e giorni e giorni, per capire come proteggerti, come funzionano le associazioni che proteggono gli affittuari (qui si chiamano Mietverein), quanto costa, se il costo comprende anche le spese giudiziarie, se forse è meglio un avvocato, se è meglio farsi consigliare da un tedesco, cosa dicono gli immigrati italiani dei gruppi FB, ecc. ecc. ecc.

In ultimo, ma non ultimo, si fanno molto insistenti al lavoro, le voci sul fatto che l’azienda sia in profonda crisi, che la situazione sia molto grave e che rischiamo seriamente di perdere il lavoro tra neanche tantissimo tempo. Io non riuscivo a dar credito a queste che, ritenevo, fossero solo voci. Non capivo perchè i tedeschi sapevano molte più cose di noi internazionali e da dove prendessero queste informazioni. Io non ho mai avuto tanto lavoro come nel periodo di questa presunta crisi dell’azienda, quindi la voce, nel pratico non mi torna e ad un certo punto mi pareva più un argomento di gossip interno che una situazione di cui discutere e per cui proporre soluzioni. Certo, una bella proprio bella notizia non è, e pensieri in testa e preoccupazioni te ne mette.

Di tutte le volte che abbiamo parlato nei meeting, che ho chiesto io di parlare della situazione, c’è stata sempre molta reticenza ad ammettere l’esistenza di una problematica o di una crisi. La cosa mi è parsa venisse un po’ più negata nel mio caso e non so perchè. Mentre agli altri, nei meeting individuali veniva detto che c’era un problema, che le cose non andavano bene e che la situazione non era buona, nel mio caso il tutto veniva sempre edulcorato e detto che magari la situazione non era fantastica come prima, ma che non c’era da preoccuparsi. Io mi sono sempre proposta per saperne di più, cercare di trovare soluzioni e proporre idee, ma a fronte di tanti “grazie per il tuo impegno e interessamento potresti sì aiutarci con questo e quello”, nella pratica nessuno veniva mai coinvolto. Ad alcuni continuavano a giungere notizie poco confortanti che mi venivano conferite, io ne parlavo con i superiori che edulcoravano, e subito dopo mi giungevano ancora sempre le stesse notizie da altre fonti. E questo circolo incomprensibile durò per un po’.

L’atmosfera a lavoro era diventata più tesa e pesante in generale, i capi erano sempre più spesso in riunione, l’incertezza era tanta e lo scontento altrettanto. La nuova organizzazione, che ormai mi era chiaro, era solo un tentativo di mettere una pezza ad una crisi, e non era il supporto nè l’inizio per un nuovo piano aziendale, non piaceva a nessuno ed aveva disintegrato tutti i punti di forza del nostro lavoro e del nostro vecchio team. L’averci mischiati ai tedeschi ci aveva fatto stringere ed entrare in confidenza con loro giorno dopo giorno, per scoprire che da un punto di vista contrattuale loro avevano un trattamento completamente diverso (più favorevole) del nostro. Noi credevamo di essere trattati tutti ben o male allo stesso modo, ma anche la scoperta di questa infelice disparità, non ha fatto che scontentarci ancora di più e creare un discreto rigetto verso le decisioni dall’alto.

Il giorno 27 aprile in uno dei tanti meeting da me richiesti, affronto ancora la questione crisi perchè le voci sono sempre più insistenti. Mi viene detto che sì, ci sono dei problemi (ohhhh finalmente), ma che io non devo assolutamente preoccuparmi. Che fooorse, in futuro, il team scandinavo potrebbe essere ridimensionato, ma non è una cosa di adesso, non è una cosa che tocca me e questo non ha niente a che fare con la mia posizione che è solida e sicurissima.

Questo mese ho perso Zaki, che non accetterà il rinnovo contrattuale perchè non ne può più del lavoro. A Virginia non hanno offerto il rinnovo, ma sono successe anche dei piccoli barlumi di cose belle.

Dopo le vicissitudini della carta e molte indecisioni, ho prenotato il viaggio alle Faroer con la netta sensazione che sarà l’ultima cosa bella che faccio ad Amburgo, o quanto meno legata tempisticamente all’azienda in cui sono. Anabel si è sposata ed il matrimonio è stata una grande festa dove finalmente siamo riusciti a stare un po’ tutti insieme. E per salutare Virginia siamo andati tutti in un locale molto bello scelto da Kate (ovviamente), come ai vecchi tempi.

Forse il team si sta ricostruendo, bastava solo fare degli eventi tutti insieme e divertirci.

Forse non tutto è perduto.

 

 

 

  • Marina Fani

    “da un punto di vista contrattuale loro avevano un trattamento completamente diverso (più favorevole) del nostro” Effetto direttiva europea Bolkenstein, forse, e sottolineo forse, le voci di ridimensionamento giunte ai dipendenti tedeschi riguardano licenziamenti ai loro danni, per assumere stranieri a costo inferiore. Insomma, per speculare con il dumping sociale, ma ovviamente sono solo supposizioni non conoscendo la tua realtà lavorativa