Una Anmeldung è per sempre e indovina chi viene ad Amburgo

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Dal lavoro continuavano a giungermi richieste sull’Anmeldung, a seguito della quale viene spedito a casa il tuo personale Identifikationsnummer con cui riempire il benedetto contratto di lavoro.

All’orizzonte non si profilava nessuna possibilità di farla a casa, nessuna possibilità di un accordo con qualcuno, nessuna possibilità di cambiare casa in tempi così immediati e dunque nessuna possibilità per me di continuare il lavoro e l’esperienza lì. Io presi appuntamento al comune, e decisi che l’avrei fatta all’indirizzo di casa senza dire niente alla mia coinquilina. La sera prima dell’appuntamento, verso mezzanotte compilo i moduli e al primo rigo (OH, il PRIMO!) c’è scritto “Name und Anschrift des Vermieters” (nome e anschrift dell’affittante). Mi rendo subito conto che servono i dati della stronzetta e la sua firma (anschrift) o quella che io ero convinta fosse la sua firma, perché firma si dice Unterschrift ed a volte anche se cambi la parte iniziale, in tedesco significa sempre la stessa cosa. Allora vado dall’altra coinquilina e le chiedo se posso inserire i suoi dati, ma lei mi dice che oltre a non essere lei la persona principale del contratto, lei è a nero ed ha la sua Anmeldung a Stoccarda, quindi anche volendo non può. E che la stronzetta si arrabbierà e non me lo farà mai fare. Credevo di aver trovato la soluzione e di avere più fortuna ed invece me ne devo andare sconfitta. Poi lei dà un’occhiata più approfondita, e mi dice: “ma tu non hai bisogno della sua firma, anschrift sono i dati dell’appartamento!”. Improvvisamente avevo risolto il problema, e lo avrei risolto semplicemente guardando la parola sul vocabolario. Io potevo fare l’Anmeldung, restare ad Amburgo e continuare a lavorare.

Ero dunque felice e vittoriosa quando, esattamente in quell’istante, torna la stronzetta dal lavoro. Io faccio finta di nulla, ma l’altra le dice: “Mimien, lei vuole fare l’Anmeldung domani mattina, ma io penso che tu non sei d’accordo”. Se ve lo state chiedendo sì, se avessi potuto, l’avrei uccisa. La mia ultima ed unica possibilità per restare ad Amburgo, sfumata per una idiozia del genere. Avrei voluto spaccare casa, ed in quel momento avrei fatto i bagagli per andarmene lontanissima, perché mi sentivo derubata dei soldi per vivere lì, mi sentivo derubata della mia possibilità di restare lì, del mio futuro e della mia occasione.

Ma prima di qualsiasi mio gesto inconsulto, devo prima sentire Enrico su skype. Proprio in quel momento, al pc, mi contatta una persona che non conosco su FB: “ehi ciao, hai risolto poi con l’Anmeldung” – “ciao, non so chi tu sia, ma non me ne parlare, domani ho l’appuntamento e non so che andare a dire”. “Beh, ti volevo dire che puoi stare da noi e dare il nostro come indirizzo, avevo letto che ne avevi bisogno e per noi è ok, l’indirizzo è….”.

Non ci credevo che stesse succedendo proprio a me, dal nulla, un angelo sconosciuto che scende dal cielo. Sono passata nello spazio di 5 minuti, dallo sconforto per la firma, allo sconforto di non poterci far nulla, all’euforia di scoprire che non ci voleva nessuna firma, alla follia omicida e alla pace perpetua.

In tutto questo, avevo scoperto che l’Id-nr è unico in tutta la vita, per cui io lo avevo già da Berlino. Peccato che fosse in un cassetto, a casa, e tutta la mia famiglia era fuori in vacanza, tutti i miei parenti erano fuori in vacanza e tutti i miei amici erano via in vacanza. Non c’era nessuno, NESSUNO, che potesse andare a casa a prendere quel maledetto numero. Numero che ho avuto in mano mentre facevo le valige per partire e che ho riposto nel cassetto nel nome di “nooo, cazzo lo porto a fare? Cazzo mi serve?”

Tutto è bene ciò che finisce bene.

 

Durante quei giorni, una mattina Adam mi scrive: “sono buoni i Wurstel in Germania, sono croccanti, non come in Italia, me li compreresti?” Io non capivo, come glieli spedivo? quando glieli portavo?

“Mi offri una cena coi Wurstel?” Continuavo a non capire. Mi dice che è in giro e mi manda delle foto. Solo alla terza foto, quella con la scritta “Willkommen in Hamburg” dell’aeroporto, capisco 🙂

Nessuno ha mai fatto una cosa così per me. Mi disse che non era riuscito a resistere, che mi aveva sentita sempre più distante, e voleva fare questo tentativo per sorprendermi. Anche se sono una amante della solitudine, mi resi conto che non mi dispiacque quella interruzione, ed anche se è rimasto solo per un weekend lungo e ogni giorno dovevamo vedere case, riuscimmo a ritagliarci anche dei bei momenti per dei giri carini. Non ho mai saputo ricambiarlo a dovere, ma mi scioglieva il cuore di tenerezza ogni volta.