Viaggio alle Faroer

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Al rientro dalla settimana a casa, in azienda sembrava tornata un po’ la normalità ed il sereno.

La prima cosa che feci, fu entrare nella stanza dove stavano Kate e Veronika quasi per la forza dell’abitudine e per rendermi conto che quelle due scrivanie sarebbero rimaste vuote da lì in poi.
Ovviamente la crisi aziendale continuava ad essere grosso argomento di discussione, ma eravamo ormai certi che fosse una strada senza uscita e che al 30 maggio sarebbe toccata ad altri, e poi ad altri ancora.

Ma io ero in partenza: in tempi poco sospetti avevo prenotato un viaggio alle Isole Faroer (si trovano tra l’Islanda e la Norvegia all’altezza della Scozia) dove ho voluto ritirarmi in eremitaggio per un viaggio in solitaria, e perché dovevo consumare le mie ferie dell’anno precedente entro maggio. Nonostante all’epoca della prenotazione ci fosse solo qualche voce di crisi aziendale – a cui stupidamente non avevo mai voluto dare credito – non so perché, ma il mio inconscio mi diceva “questo viaggio sarà l’ultima cosa bella che farai stando ad Amburgo”.

messaggio di benvenuto all’aeroporto di copenhagen

Sono partita una domenica di maggio nel tardo pomeriggio per Copenhagen; il volo da Amburgo sarà mezz’ora. All’aeroporto di Copenhagen prendo la metro spaziale per andare all’hotel più vicino ed economico possibile nei pressi dell’aeroporto, all’indomani mi sarei dovuta svegliare alle 4. L’albergo era confortevole ed “economico” per essere Copenhagen e vicino l’aeroporto, il Quality Airport Hotel Dan, ad una fermata di metro dall’aeroporto (circa 2-3min) , la fermata è Kastrup e da lì a piedi altri 2-3min facilmente raggiungibile, ho pagato una 80ina di euro forse. Peccato che per tutta la sera ci sia stata una festa da discoteca per tutta la notte in hotel e che la mia camera si trovasse proprio ad affacciare nel cortile interno rendendomi difficilissimo dormire.

All’alba del giorno dopo mi reco in aeroporto, la metro fenomenale anche alle 5 di mattina e nell’attesa sulla banchina allo scoperto, mi sono seduta sulla panchina e ho goduto di una meravigliosa alba in totale silenzio.

alba copenhagen

alba dalla stazione metro per l’aeroporto

L’aeroporto di Copenhagen è immenso e già affollato all’alba, io stringevo tra le mani quel biglietto per le Faroer, che sono sicura abbiano visto solo in pochi, e mi sentivo felice come una bimba. Nell’attesa dell’imbarco mi chiedevo chi fossero quelle persone che andavano lì, cosa facessero i faroesi, che vita conducessero, cosa pensassero.

Viaggio e spostamenti

L’unica compagnia aerea che raggiunge le Isole Faroer (al momento in cui scrivo, feb 2017) è la compagnia di bandiera faroese Atlantic Airways da Copenhagen e poche altre città nordiche, il biglietto include l’imbarco del bagaglio ed è possibile cambiare data di partenza entro 24h dalla prenotazione con una piccola differenza. NB: sul sito è scritto che il cambio data è gratis, io mi sono trovata 18€ mancanti. Una volta sull’aereo ho assistito ad una scena che personalmente non avevo mai visto: tutti si salutavano, tutti si conoscevano, tutti si mescolavano per andare a salutare qualcuno. In effetti, essendo la popolazione faroese del tutto esigua, si conoscono praticamente tutti e quindi in aereo c’era questo grosso scambio di saluti. Io dal mio posto finestrino ho tenuto gli occhi incollati fuori per le 2 ore e mezza di tragitto finchè non abbiamo visto terra di nuovo. Eccoli lì quegli scogli tanto sognati e attesi, li stavamo per raggiungere.

L’aeroporto di Vàgar è in formato mini, il nastro dove passano le valige anche e poi mi butto fuori per prendere il taxi e arrivare a Torshavn, la capitale, dove ho sempre pernottato. Per il taxi c’è una tariffa fissa dall’aeroporto a Torshavn e il tempo di percorrenza, se non sbaglio è circa un’oretta, e attraverso la radio ho scoperto che le canzoni faroesi sono stupende.

Diario di viaggio

Le Faroer sono un’ora indietro rispetto all’Italia, quindi sono arrivata alle 8:30 di mattina locali, lascio le valige in hotel (era troppo presto per fare il check-in) e vado in giro. Il tempo è stato bellissimo il primo giorno, mi sembrava tutto stupendo e di stare in un sogno.

torshavn faroer

veduta della capitale delle Faroer Torshavn

Torshavn è la capitale più piccola del mondo, quindi ha anche la piantina della città più piccola del mondo. Per strada mi è capitato di incontrare i faroesi che erano sull’aereo che andavano a correre, a fare spese al supermercato ed in giro. Le casette sono piccole, curatissime, con i tetti molto spioventi con a volte l’erba con le pecore sopra che ci mangiano. Ho ascoltato il rumore del mare dagli scogli del porto, ho visto la città che si sveglia, i prodotti del supermercato dominati da prodotti di pesce e prezzi abbastanza alti. Sono andata in giro per il “centro storico” (Tinganes) che è formato da una decina di case rosso-bordeaux, mi sono seduta spesso su una panchina a guardare intorno la vita che scorreva tranquilla e avrei voluto fermare tutti e fare mille domande. I faroesi ti salutano e ti sorridono per strada anche senza conoscerti, io non ci credevo a questa cosa ma ho trovato un popolo meraviglioso, gentilissimo, sorridente, anche molto curioso. Mi è capitato che l’autista del pullman mi accompagnasse in hotel col pullman perché c’era stato un disguido sul dove dovessi scendere. Mi è capitato che un altro autista fermasse il pullman di linea in piena strada per scendere e sbracciarsi perché stavo sbagliando strada per tornare in hotel. Solo quando ho imboccato la via giusta, è ripartito con il pullman. Mi è capitato che passeggiando per strada, due biondissimi ragazzi mi abbiano guardata con gli occhi sbarrati e si siano dati di gomito per guardarmi, dato che essendo io scura, apparivo come un pappagallo tropicale ai loro occhi. Spesso mi è capitato che la gente mi fermasse per strada, mi desse il benvenuto alle Faroer e mi chiedesse da dove venissi. Una volta giravo un video col treppiedi in città, ed una signora si è avvicinata tutta curiosa ma a bassa voce per non disturbarmi per chiedermi se fossi una filmmaker. Sembra che tutte le persone con cui ho parlato, siano state in Italia.

Ho visto com’è una città a mezzanotte e all’una di notte con la luce, ho fatto un sacco di passeggiate “notturne” con la luce sul mare. Ho aspettato pullman nel mezzo del nulla a perdita d’occhio, senza sapere mai se avessi capito bene e se sarebbe passato. Il tutto, il più delle volte, sotto la pioggia.

mezzanotte estate faroer

Indovinate se è mezzogiorno o mezzanotte

Pare che la società faroese abbia un’impostazione familiare piuttosto non-moderna: il ruolo della donna è quello di accudire la famiglia e stare a casa a proliferare, l’uomo va a caccia, alleva, sta col bestiame o pesca. La violenza domestica e la prevaricazione sulla donna è una realtà tutt’altro che lontana all’interno delle mura domestiche e a questo tema è dedicato un apposito museo a Vestmanna, da poter accoppiare alla navigazione fra le scogliere.

Meteo e temperatura

Il meteo è infernale e inclemente, è brutto ma davvero brutto, è nero e scuro con nuvole compattissime, piove tutti i giorni ed è variabilissimo anche nello spazio di 15 minuti. La temperatura è abbastanza costante tutto l’anno sui 7-10°C, mi è stato detto che qualsiasi giorno di maggio poteva essere tranquillamente un giorno invernale perché la temperatura è ben o male la stessa. Cambia però il vento, che credo di inverno sia mortale dato che ho visto che vendevano delle tute termiche, che la zona sia al centro di tempeste e maltempo allucinanti, ed ovviamente la luce, che d’inverno è pochissima e d’estate è costante. Avete presente quelle foto meravigliose che fanno delle Faroer col cielo azzurro e limpido? Ecco, secondo me attendono i 5 minuti di cielo azzurro ogni settimana o due e corrono fuori a scattare le foto col tempo bello. Beh, quelle foto sono una bugia, è l’unico modo, altrimenti non si spiega.

Curiosità

Dalle mie curiosità che ho chiesto alle persone ho scoperto che: loro dicono che di inverno si divertono e fanno esattamente la stessa vita che si farebbe altrove; che hanno delle case bellissime e che per loro la casa è molto importante perché ci passano tantissimo tempo; che sono un popolo supermusicale; che vivono in pace perché non esiste criminalità, si conoscono tutti, i bambini giocano e vivono tranquillamente in strada e all’aperto e loro non cambierebbero questo con niente al mondo; e che odiano i danesi, mentre sono più affini all’Islanda e che, sebbene ci sia un piccolo centro universitario con delle facoltà, in genere i giovani vanno all’università nell’odiata Danimarca (sono bilingue), o in UK e Islanda. Tutti, anche la signora di 75 anni che mi ha chiesto se fossi filmmaker, parlano un inglese ottimo. E’ stato fatto un test del DNA a tutta la popolazione faroese e si è scoperto che tutte le donne hanno il gene scozzese, e tutti gli uomini il gene norvegese. Io avrei detto esattamente l’opposto dato che gli uomini sono un po’ rossicci e tracagnotti (come gli scozzesi) e le donne sono delle dee nordiche che avrei detto di origine scandinava. Siccome sono in pochi, e tendenzialmente tutti più o meno imparentati geneticamente, le Faroer cercano persone straniere portatrici di nuovi geni per non creare danni genetici alle progenìe e pare che il problema sia molto diffuso e sentito.

La popolazione vive di pesca (il 90% è impiegato in quel settore), e sul territorio crescono un po’ di patate e pomodori. Nient’altro.

Ho visto dei paesaggi stupendi, dei posti completamente lontani dalle nostre abitudini ed immaginario comune, ma anche dei posti molto brutti.

Trasporti e alloggi

Mi sono spostata sempre in bus, dove è possibile fare un biglietto cumulativo per diversi giorni e dove mi sono goduta tragitti a picco sul mare all’interno di una natura stupenda. Fate molta attenzione agli orari e chiedete sempre le fermate di arrivo e partenza. A volte capita (ad esempio alle scogliere di Vestmanna) che il pullman vi lasci in un punto, ma che passi a riprendervi da un’altra parte. E se alle Faroer perdete un pullman, potrebbe non passarne un altro per il resto della giornata. In questo caso ho sentito che si può bussare alla prima casa possibile e farsi riaccompagnare o in certi casi alcuni ospitano anche. Io non ho fatto quest’esperienza, forse non l’avrei neanche ritenuta particolarmente pericolosa, ma disagevole sicuramente sì. Pare che però, siano abbastanza abituati ai turisti distratti. Per andare da Torshavn in un altro punto, in genere vi potrebbe impiegare anche tutta la giornata, i trasporti sono organizzati in modo da arrivare in tutti i punti e tornare nel tardo pomeriggio sempre a Torshavn. Come orari seguono un po’ gli orari scolastici perché funzionano prevalentemente per le esigenze di chi vive sul posto, quindi in alcuni periodi sono più frequenti, in altri meno. Trovate comunque tutte le informazioni a riguardo su internet e allo stazionamento centrale a Torshavn.

Per dormire, le strutture disponibili sui vari siti internet sono solo una parte, e sono i più costosi. Le piccole pensioncine sono in realtà molto più distribuite sul territorio, ma è possibile prenotarle solo tramite l’ufficio del turismo di Torshavn e delle Faroer.

Avvertenze e consigli

Quando vi spostate, non aspettatevi di trovare negozi, bar o ristoranti. Solo in qualche centro più grande ho trovato UN bar o UN piccolo punto di ristoro, infatti ho sempre girato con acqua e cibo a sufficienza per poter resistere tutto il giorno fuori. Solo a Vidareidi ho preso un brodino caldo nell’unico punto di ristoro, e a Klaksvik ho usufruito di un bar.

Segnatevi e chiedete sempre conferma degli orari e delle fermate dei pullman se vi spostate in pullman e siate puntuali. Gli autisti sono gentilissimi e accomodanti, se siete gli unici che devono accompagnare o andare a prendere (a volte capita, a me è capitato spesso), potete, nei limiti, mettervi leggermente d’accordo sui dettagli.

Il meteo è assurdo e variabilissimo. Portate vestiti antipioggia e antivento, vi renderete conto di cosa significhi che la natura è dominante.

Il fatto di trovarvi sempre completamente soli per giorni, di non avere umani e forme di vita per chilometri intorno a voi e a volte pochi contatti umani è uno status bello ma che può mettere ansia in certi momenti. Immaginate di trovarvi per tutto il tempo in luoghi isolati, sconosciuti e disabitati, sembra una cosa facile da immaginare, ma quando ci si è dentro, è tutta un’altra sensazione perché probabilmente, pochissimi di noi l’hanno provato davvero.

natura faroer

Veduta dell’isola di Nolsoy di fronte Torshavn

Attenzione che il cellulare non prende perché la linea è su un’altra frequenza che andrebbe cercata e presa. Io non ci sono riuscita e ho girato non solo nel nulla e nello sconosciuto, ma senza poter avere alcuna forma di comunicazione anche in caso di pericolo. Potevo ricevere telefonate ma non chiamare.

Non allontanatevi o avventuratevi in sentieri e luoghi in mezzo alla natura senza conoscere le vie, e attenzione alle varie scogliere, possono dare una bella vista per belle foto, ma diventare molto pericolose per un secondo di distrazione.

Ho visto posti da fiaba, luci del giorno e di notte mai viste, un popolo meraviglioso di gente pronta ad accoglierti con sorrisi e gentilezza, tante volte sono semplicemente rimasta su una panchina, uno scoglio a godere di uno scorcio o di una vista o di un passaggio umano, con un sorriso ebete stampato in faccia e a sentirmi felice. Solo il 30 maggio fino alle 17 circa, sono stata un po’ in pensiero perché mi aspettavo la telefonata da Amburgo per dire che ci avevano licenziato, ma per fortuna quella telefonata non arrivò.

L’ultimo giorno ero un po’ triste di dover lasciare tutto, avevo prenotato uno degli hotel più famosi e costosi delle isole, il Foroyar, un po’ in culo al mondo da cui ho goduto di una vista mattutina sul mare in totale silenzio stupenda, e di una colazione abbondante e ottima.

vista foroyar

vista di mattina dall’hotel Foroyar

Non volevo tornare, volevo restare lì ancora un po’, ancora qualche giorno a godere di quella fiaba. Ma tutte le cose belle finiscono, ed io dovevo andare incontro al mio destino. Penso di tornarci un giorno, vorrei vedere ancora tante cose, e poi è davvero una fuga dalla realtà, non come quelle fughe sulle spiagge a 40° stesi sotto al sole, una fuga vera e propria.

Al ritorno ho passato la sera e mezza giornata a Copenhagen, una città che ho odiato nel momento in cui ci ho messo piede arrivando alla stazione, mi sembrava sporca, caotica, piena di drogati, zona malfamata. So che non si dovrebbe giudicare una città dalla sua stazione centrale, però venendo dalle Faroer qualsiasi altra cosa ti sembra peggiore. Il giorno dopo mi sono riconciliata con la città però, sebbene abbia notato una quantità di italiani spropositata in ogni dove, e le vie centrali di bassissimo livello con i soliti negozi uguali ovunque con le stesse pezze. Ci ero stata 17 anni prima da preadolescente e la ricordavo molto meglio e meno globalizzata.

copenhagen

veduta famosa di Copenhagen

La sera abbandono anche Copenhagen e torno a casa ad Amburgo. Una tristezza. Ed il gioco di fotografare l’orologio quando è mezzanotte con la luce da sfondo, non funziona più.

mezzanotte amburgo

Il gioco della foto a mezzanotte, non funziona più ad Amburgo

Un giorno pubblicherò anche il video-documentario che ho girato del mio viaggio, ora vi lascio ancora qualche foto per farvi sognare questo posto stupendo.

Camminando per torhsavn

 

Tinganes, centro storico di Thorshavn con casette rosse

 

Faroe on the road

 

Faraglioni di Tjornuvik

 

scogliere di vestmanna

Scogliere di Vestmanna

 

torshavn sera

Serata in giro per Torshavn