Vita a Francoforte 2 la vendetta

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Francoforte skyline inverno

A volte capita che si fermi l’orologio. La pila si scarica proprio la mattina che devi prendere l’aereo segnando le 9 del mattino. Passano decine di minuti, e segna le 9:20, passano altre decine di minuti e segna le 9:30. Inizia a sembrarmi strano. Ed infatti erano le 10:15 passate, solo che il mio orologio pensò bene di abbandonarmi proprio il giorno della partenza facendomi rischiare di non partire. Per fortuna me ne accorgo giusto in tempo.

Faccio scalo a Parigi CDG e con un’ora e mezzo di scalo ho rischiato di perdere la coincidenza perchè ho trovato le indicazioni dell’aeroporto più che pessime, l’aeroporto troppo grande per poter perdere tempo, personale inesistente e che quando c’è ti risponde in francese se gli fai una domanda in inglese. Bravi grazie francesi, siete simpaticissimi

Arrivo a Francoforte verso le 18 ma ormai era già buio.

Mi emoziona vedere la città da sopra, dall’aereo, tutta illuminata e innevata ma temo fortemente il freddo. Scendo alla fermata metro del centro, Hauptwache, con la mia valigiona da 18kg. Potevo proseguire direttamente per casa, e invece non vedevo l’ora di salire in strada a vedere com’era l’atmosfera natalizia. Dalla scala mobile che saliva, pian piano si scorgeva la piazza intorno, mi sono immersa tra la folla e mi sono guardata intorno con un’aria da ebete. C’è la neve, ma il freddo non mi sembra così freddo, nordico ed insopportabile.
Era la prima volta che vedevo la sera con i negozi aperti e i grattacieli illuminati (d’estate faceva sempre notte molto tardi e lo shopping e la vita per strada l’ho sempre vista col giorno). Da un certo punto di vista trovo tutto nuovo, mi sembrava di non riconoscere più le persone per strada, tutte così infreddolite e imbacuccate. Faccio la spesa al supermercato e vado a casa per cena. Credevo che la casa di Giuseppe, il mio amico che mi ospita, fosse molto più vicina a piedi e invece ho fatto 1km in salita in mezzo alla neve trascinandomi una valigia di 18kg e uno zaino di 5-6.
Mi sono maledetta per una mezz’oretta e ho rischiato l’infarto, ma sono sopravvissuta e posso raccontarlo ai posteri.

Quando ho prenotato il biglietto per tornare a Francoforte ho sentito dentro di me due sensazioni opposte: un senso di appagamento per il fatto di tornarci, e un senso di inquietudine per il fatto di sentire la sicurezza di non concludere nulla di ciò che volessi.

Una mia amica mi disse: “non bisognerebbe mai tornare in un posto in cui si è stati felici una volta, troverai tutto cambiato in peggio e niente sarà più come prima”.

Aveva ragione. Meno male che ci sono andata però.

Ho visto un Paese in cui la gente fa ancora acquisti per Natale, i negozi ancora addobbano le vetrine, c’è quella frenesia che c’era da noi fino a qualche anno fa, fino a quando da noi la parola “crisi” non è entrata come intercalare nei discorsi.

Ho visto addobbi natalizi alle case molto grandi e molto luminosi. Ho visto la neve (ma solo i primi giorni), ho visto nevicare e mi sono goduta capelli e vestiti sporchi di neve con gli amici mentre avevo un sorriso da ebete e filmavo e fotografavo come un’ebete appunto.

Ho salutato i miei ex colleghi negli uffici e mi sono accorta che tutto il verde che vedevo dalla finestra e tutti gli alberi della strada, ormai non erano che il fantasma di ciò che erano. La luce fuori era scarsa e perennemente bianca. Le foglie degli alberi a terra, la gente imbacuccata e tutto più triste.

La prima volta c’era il sole ininterrottamente fino alle 22 passate. Il clima era mite. Riuscii a sopportare bene la cucina, al meteo mi abituai subito (sebbene ancora non mi capaciti della variabilità del tempo ancora oggi). Tornai in Italia con dei nuovi amici, belle conoscenze, e perfino un ragazzo che ha rivelato avere la sua importanza nella mia vita, un colpo di fulmine dell’ultimo giorno di lavoro.

Questa volta ho fatto qualche nuova conoscenza. Mi sono beccata un’intossicazione perchè ho avuto la geniale idea di unire un kebab ad un ristorante tedesco nello spazio di 4 ore neanche. Sono riuscita a salire sulla Main Tower e a fare la visita alla BCE, ho fatto un po’ di shopping natalizio e mi sono goduta l’atmosfera del natale e le bancarelle tipiche. Volevo vedere la neve e per fortuna ha almeno nevicato. Il mio amico che mi ha ospitata ha lavorato tantissimo in quei giorni e ho potuto godermelo poco. I prati in riva al fiume dove si era svolta la parte più bella della mia vita, adesso erano coperti di neve e non avevano più vita. Degli altri ragazzi che avevo conosciuto non c’era più nessuno, neanche quelli che a Francoforte ci devono restare 2 o 3 anni.

E poi con lui semi-fidanzato ho litigato ininterrottamente ogni giorno al telefono e per messaggi. Lui sostiene di essere tornato prima da Vienna a Dusseldorf per vedermi. Io sostenevo di vederci a Francoforte perchè il treno per Dusseldorf mi costava 280€, mentre lui aveva l’abbonamento gratuito. Lui ha sostenuto che sono complicata e non so comunicare; io ho sostenuto che era assurdo che lui fosse venuto in Italia due volte, e ora per 200km non venisse da me. Proprio ora che avevamo finalmente del tempo per stare insieme in santa pace. Ho trovato assurdo che dopo un viaggio, soldi spesi e 2000km miei, mi fai il capriccio che se io non vengo a casa tua a Dusseldorf tu ti prendi il piccio di non venire a Francoforte e dici che a me non frega niente. E così, ogni giorno ero lì a litigare, qualsiasi cosa stessi facendo. Sono passata mille volte nel posto dove ci siamo conosciuti, nella Hauptwache, dove ormai era passata una vita e c’era tutt’altro. Ho buttato l’occhio una volta al bar dietro, dove abbiamo avuto il nostro primo appuntamento, al nostro tavolo, dove ora c’era un’altra coppia e chissà se quel tavolo, quel luogo, è così magico da far scattare in loro oggi, ciò che allora scattò per noi.

Dopo giornate di litigi e dopo averci messo una pietra sopra che sarei tornata in italia dopo tre giorni con tutte le pive nel sacco possibili e immaginabili, un pomeriggio trovo un suo sms di 3 ore prima (ho il vizio di non usare nè guardare il cellulare) in cui mi diceva che era a Francoforte e se ci volevamo incontrare in stazione. Anche se la mia risposta fu di 3 ore dopo il suo messaggio, e anche se non sapevo se lo avrei trovato ancora, io gli dissi di sì e andai da lui.

Leggi la seconda parte, l’addio a Francoforte.

Francoforte
  • Privato

    Mi hai fatto ridere tanto, il modo come era raccontato (nel bene), immagina che mia figlia stamattina 22/01/2013 a Francoforte ale ore 07.00 (sempre col buio, fino alle ore 08,00) e da 2 giorni che il tram e la metrò non funzionano per il freddo.
    Per dirti come tutto funziona bene, anche se avrei tanto da raccontare sul sistema lavorativo e sociale che sto vedendo e osservando.

    • racconta racconta… mi piacciono gli scambi di idee

      • Clemente

        Siamo arrivati a Francoforte il 15 ottobre 2012, siamo ancora senza lavoro, (per
        trovare casa abbiamo impiegato 3 mesi, è grazie ad una signora tedesca l’abbiamo risolto, in pratica per avere una casa in affitto bisogna esibere la busta paga del settimo mese, dato che anche questa situazione e passata in mano alle agenzie immobiliari) mia moglie nativa di Francoforte parla il tedesco, l’Italiano, il Francesce e Inglese (come da documenti), di carattere molto precisa e responsabile. Da quello che cerco di capire del sistema che c’è in vigore, tutto è passato in mano ai jobs, (chiamati su internet “cacciatori di teste” (nel senso che loro fanno l’affare se lo vedono altrimenti ti mollono, specialmente se non hai la copertura del bonus dell’agenzia di lavoro di € 2.000,00) sono coloro che hanno in mano il destino delle persone. Si entra nel lavoro grazie anche agli amici, una etnia che vedo tanto che si aiutano tra di loro sono gli islamici, e che hanno investito bene in settori importanti nella zona di Offenbach, gli italiani non hanno questa nomina purtroppo. HO TANTO ANCORA DA RACCONTARE!
        Grazie.

  • Diciamo che è stato un rientro “un pò” traumatico 🙂