Uno spaccato di vita meraviglioso: gli arrivi in aeroporto

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arrivi aeroporto francoforte

“Il viaggio perfetto è circolare. La gioia della partenza, la gioia del ritorno”. Dino Basili

Nei giorni scorsi sono venuti i miei a trovarmi e gli ho fatto la “sorpresona” di farmi trovare in aeroporto agli arrivi ad attenderli. Non sapendo quanto ci mettesse  effettivamente la metropolitana ed essendo ancora incredula della sua perfetta funzionalità e puntualità, mi sono avviata circa un’ora e mezza prima confidando che “tanto la metro farà ritardo”, “non è possibile che sarà puntualissima”, “meno di 40 minuti non ci mette”. Ovviamente mi sbagliavo su tutto: la metro ha spaccato il secondo per l’orario previsto e il tragitto da Konstablerwache ci mette 17 minuti.
Così, piuttosto che ingozzarmi di schifezze ai bar (abbastanza costosi all’aeroporto) e lasciargli 50 euro senza sapere come e perchè, mi sono vista tutti gli arrivi. E ho scoperto che è uno spaccato di vita stupendo.
I voli venivano da dovunque: Osaka, San Francisco, Oslo, Helsinki, Mosca e Amburgo sono solo quelli che mi ricordo velocemente, ma ce n’erano tanti altri.

E così ho notato le varie gradazioni affettive dei popoli.

Gli arrivi che mi hanno colpita di più sono stati quelli rappresentati da famiglia giovane (mamma, papà e uno o due bimbi in età scolare) con nonni ad aspettarli. I nipotini scorgevano i nonni e i nonni i loro nipotini e si correvano incontro per abbracciarsi forte. I bambini erano felicissimi e si attaccavano alle gambe dei nonni come meduse, i nonni erano sul commosso andante, ma tutte queste tipologie si abbracciavano in un modo stupendo. Salutati i nipoti, i nonni passavano ad un veloce bacio e abbraccio col figlio (o figlia) e ad una pacca sulla spalla per la nuora (o il genero).
Poi è venuta la volta di una (sotto)specie di band in stile punkabbestia i cui componenti si atteggiavano credendosi gli U2, ma cui nessuno ha dato la minima importanza.

Dopo ho visto due coppie: la prima formata da un’asiatica e un (credo) tedesco. Lei arriva, lui era lì ad aspettarla. Si sono quasi saltati addosso e, incuranti dei bagagli, del luogo e della gente presente, si sono baciati appassionatamente per buoni 10 minuti. L’altra coppia, più timida, vedeva lei arrivare e lui che aspettava agli arrivi con un mazzo di fiori già da un po’. Molto timidi e quasi impacciati si sono abbracciati forte quando si sono visti, poi lui le ha porto i fiori e si sono dati un bacio e abbracciati. Loro sono stati i più teneri tra le coppie che ho visto.

Poi ogni tanto arrivavano persone singole o che si vedeva che nessuno li aspettava (come me quando sono arrivata qui) e mi facevano tanta tenerezza che non avessero nessuno ad attenderli.
Poi c’erano molti turchi che erano i più numerosi ad aspettare anche una singola persona e anche molto affettivi con l’arrivato.

Successivamente ho visto arrivare un padre giovane (da San Francisco) con moglie e figli piccoli ad aspettarlo, e una mamma giovane con bimbi (da Helsinki) che avevano il papà-marito giovane agli arrivi. Tenerissimi. Entrambi i padri a giocare affettuosissimi con i bimbi, e non riuscivano a staccarsi da loro. Entrambi con gli occhi lucidi e belli anche i saluti con le mogli. Il finlandese poi aveva due o tre mini-bimbi biondissimi che trotterellavano silenziosissimi e divertitissimi ovunque. I tedeschi anche li ho visti molto “mediterranei” nei saluti, felicissimi, pieni di affettuosità in pubblico verso i parenti.
Anche io ho avuto il mio momento di gloria e affettuosità italiana quando sono arrivati i miei che mi hanno sbaciucchiata per buoni 15 secondi uno attaccato a una guancia e uno l’altra.

Ma quello che mi ha fatta commuovere di più è stato l’arrivo di un cagnolino. Doveva essere un bastardino credo, non tanto grande, nero e bianco. Lo avevano imbarcato ed è arrivato dentro la scatola-gabbia con l’addetto che lo doveva liberare e i padroni intorno. L’addetta ha eseguito tutte le procedure di apertura e lui è stato tutto buono e bellino ad aspettare che lo liberassero (qui anche i cani sono silenziosissimi ed educatissimi). Aveva anche una specie di imbracatura e si è messo da solo in posizione per farsi sciogliere ed è stato per tutto il tempo fermo e collaborativo con l’addetto. I padroni intorno gli hanno fatto un festone, ma ha commosso e fatto intenerire mezzo aeroporto. Anche perchè il tutto sarà durato una mezz’ora quindi ha avuto modo di essere coccolato da tutti. Io non so quante volte mi sono allontanata da lì a fare quattro passi per non piangere dalla commozione davanti a tutti. Ma ogni volta che tornavo era sempre più tenero. Poi, finito tutto, è andato via coi padroni.

Negli arrivi ho notato che non esistono nazionalità, non esistono modi “culturali” di esprimere affettività; che fossero tedeschi, norvegesi, turchi o giapponesi, tutti hanno abbandonato la loro rigorosità comportamentale per 5 minuti, e tutti hanno dispensato baci e abbracci ai loro “arrivanti”. La cosa meritava davvero filmati annessi, ma quando ero lì non volevo turbare quel momento a nessuno con le mie macchinette tecnologiche, volevo solo godermi lo spettacolo.
Vale la pena di tornarci addirittura appositamente, magari quando a fine mese torno in Italia per un weekend, un salto agli arrivi ce lo faccio per rifarmi gli occhi e riempirmi il cuore.