Cocoon Frankfurt e scampoli di civiltà

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Cocoon Francoforte

Sabato siamo andati a ballare al famosissimo Cocoon di Francoforte. Finalmente ce l’ho fatta ad andarci.

Ci avevo già provato tre volte, ma ogni volta che si nominava succedeva qualcosa per cui non era più fattibile andare. L’unica volta che ci siamo anche messi di impegno è stata anche la volta in cui abbiamo sbagliato strada e ci siamo ritrovati in una zona abbandonata e deserta del nord della città. Un ragazzo molto gentilmente ci disse che in realtà la discoteca era a sud est, ci avremmo messo un’ora e più ad arrivare e quindi lasciammo perdere nella tristezza generale. Infatti, questo benedetto locale, cercandolo su google map appare in una determinata zona. Solo quando prendi la cantonata, ti accorgi che su google maps hai visto il Cocoon Gmbh (ovvero la società che lo gestisce), mentre il risultato appena sotto era proprio la discoteca, ma peccato che non ci avevamo fatto caso.

Finalmente siamo riusciti ad andarci. Sta un po’ in culonia anche lui eh, però arrivarci è semplice. C’è un bus che porta nei pressi della discoteca, e questo bus è completamente pieno di giovani che vanno in discoteca con i mezzi pubblici. Ragazze, ragazzi, gruppi di amici, tutti insieme sul pullman per andare là. Altro che le macchina, il traffico, il parcheggio che non esiste, il parcheggio selvaggio, il parcheggiatore abusivo e la serata passata a cercare posto e se non si trova si torna a casa. Poi si passa la serata in discoteca come meglio si crede, e all’uscita ecco file immense di taxi. Non c’è una, UNA, macchina privata. Tutti taxi (per non parlare del pullman notturno che ferma proprio lì di fronte e passa ogni ora). Questo perchè i giovani tedeschi, che non nascondono il loro amore per le bevande alcoliche multiple (esattamente come gli italiani), preferiscono tornare a casa in sicurezza. Propria e degli altri. E dunque si torna in taxi o con altri mezzi pubblici ma non si guida la macchina perchè non ci si mette al volante ubriachi. E i giovani italiani qui avrebbero molto da imparare. E’ vero che i nostri mezzi funzionano diversamente dai loro, ma è anche una questione culturale che l’italiano ubriaco si sente sempre il supereroe della situazione.