Napoli mon amour

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Maschio angioino Napoli

Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris.

Nescio, sed fieri sentio et excrucior.

 

A fine settembre ho programmato il mio primo ritorno in patria.

Tornare a casa quando si è all’estero è una cosa tanto distruttiva quando la si fa definitivamente, ma che tanto mi incuriosisce e piace quando dura un solo weekend e poi ritorni su.

A Berlino era già freddo. La mattina in cui sono partita c’erano circa 13°C, un tempo grigio, un vento freddo. A malincuore, in quella che per noi è ancora piena estate, ho riportato a casa TUTTE le cose estive che avevo, e perfino gli occhiali da sole. Ho lasciato a Berlino solo due maglie a maniche corte, giusto per scaramanzia, perché fanno colore, e perché mi ricordano che un altro mondo è possibile.

Nel tragitto in cui ho trascinato la valigia verso la metro, mi sono chiesta quanto io desideri realmente vivere in un posto del genere, quanto questo faccia per me, quanto situazioni contingenti non riescano poi a rendermi una vita impossibile. Non ci sono, secondo me, momenti più riflessivi di quando si viaggia. Nei tragitti per raggiungere la metro per strada, in metro, nelle innumerevoli sale d’attesa dell’aeroporto, mi sono fatta le migliori riflessioni sulla mia vita, sul genere umano e sul senso delle mie scelte. Peccato che, però, non sia neanche riuscita a darmi delle risposte. Peccato.

Al momento dei saluti alla città mi sono ripromessa che al mio ritorno:

–          Ci proverò con l’uomo della mia vita seriamente

–          Mi metterò a studiare il tedesco seriamente

–          Inizierò a mandare CV seriamente

Lascio la grigia, fredda, pioviginosa e (quel giorno) triste Berlino e dopo meno di un’ora e mezza vedo il nostro gigante, amico-nemico, il nostro amato simbolo dall’alto: il Vesuvio. Quando guardi il Vesuvio, che sia dall’alto o dall’autostrada o dal mare, la prima cosa che pensi è: “casa”.

Scendo le scalette dell’aereo e vengo investita da una quantità di luce, sole e caldo accecanti ma, mai come quella volta, fantastici. So che quella è casa mia che sono abituata, e so che a settembre siamo ancora in piena estate, ma l’avevo rimosso, dimenticato, o almeno messo da parte.

Sono rimasta quindi incredula sulla pista a guardarmi intorno e a godere di quel sole e quel caldo. Mi sembrava di stare in vacanza, come quando arrivi ad Ibiza, o in un villaggio turistico o alle Maldive. Orde di tedeschi e nordeuropei riversati nella mia città come fossero i tropici, pronti ad andare al mare e a tornare poi in Germania per dire ad amici e parenti “siamo stati al mare in vacanza”.

So che Napoli è una città meravigliosa abitata da diavoli, so che la sua bellezza non la cambierei mai con nessun’altra città al mondo, so che la sua inciviltà mi distrugge il cuore, ma mai, Mai, MAI come in quel momento, su quella pista dell’aeroporto, ho realizzato quanto fosse meravigliosa e quanto fosse un dono della natura avere quel clima e quel sole.

Mi spoglio di giaccone e maglione, e mi riverso agli arrivi, pronta a buttarmi fra le braccia della mia famiglia in trepidante attesa.

“Ma hai il giaccone! Faceva così freddo a Berlino?”

“-.-‘ sì. Ma qui è estate?”

Questa cosa che sono scesa col giaccone e il maglione l’hanno raccontata poi, per i successivi 4 giorni, a tutti.

A tutti.

Ho mangiato una quantità industriale di cose italiane buonissime, ho avuto una quantità industriale di coccole, ho fatto scorpacciata di sole, ho rivisto molti dei miei amici che non vedevo da 6 mesi. Ho fatto le mie passeggiate, visto i miei scorci, adorato i miei panorami, passato la domenica in famiglia con il pranzo della domenica, ho camminato e chiacchierato di sera e di pomeriggio con gli amici di una vita, ho visto l’ennesimo meraviglioso tramonto sul mare.

Il lunedì avevo l’aereo al pomeriggio, così, la mattina, faccio l’ultima cosa che dovevo ancora fare: salutare il mio mare. Mi metto lì, in via Caracciolo, in silenzio a guardare. I ristoranti sono pieni, pieni di napoletani e turisti stravaccati sulle sedie al sole a godersi lo spettacolo e la giornata. Chissà cosa pensano, chissà cosa faranno dopo, loro si godranno tutto questo ben di Dio, ed io tra quattro ore vado via. Via da questo paradiso abitato da diavoli, via da questo posto dove si può solo scappare.

Maledetta la mia città, così maledettamente bella e così inavvicinabile!

Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris.

Nescio, sed fieri sentio et excrucior.