Prima nottata berlinese

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Berlino sera

Non sono mai riuscita a capire il senso di “città giovane”, se non quando sono uscita la prima volta a Berlino di sera. Adesso lo so.

Berlino è una città… giovane. Piena di locali, piena di giovani. La sera nel weekend senti solo musica provenire da ogni dove, ti sembra che ci siano solo discoteche e locali, che la città sia solo per i giovani.

La mia prima festa berlinese l’ho fatta assieme ad uno sconosciuto.

Anzi, a due sconosciuti.

Uno era Alessandro, un ragazzo che aveva finito uno stage i primi giorni che sono arrivata, che avevo visto un paio di volte scarse ma era il classico tipo che conosce tutti i locali, tutte le discoteche, tutti i posti dove ci si diverte. Un tipo non impegnativo con cui sai che sul divertimento vai tranquillo. Era la sua ultima sera berlinese e all’indomani sarebbe ripartito per l’Italia; e un suo amico, tale Ferdinand che avevo intravisto su Facebook fra i suoi amici e che ben valeva un’uscita.

Ferdinand è il ragazzo perfetto. Tedesco figlio di genitori tedeschi. Tedesco nei colori, tedesco nel biondo dei capelli biondi. Bello come solo un tedesco bello può essere. Ma Ferdinand non era perfetto solo perché era tedesco; Ferdinand aveva una caratteristica di perfezione ancora maggiore: era madrelingua italiano perché sempre vissuto in Italia, ma anche bilingue tedesco. Un tedesco-italiano.

A ben guardarlo, però, aveva due grossi difetti: un accento romanaccio da borgataro che va in curva Sud. E…

e…

e…

ah sì, e una fidanzata.

Fotomodella.

Brasiliana.

Da cui voleva trasferirsi entro l’anno.

Per raggiungere i due amici ero molto tranquilla, su google map era praticamente di fronte casa. Peccato che google map dia un’idea completamente sbagliata delle distanze.

Inoltre ho scoperto una città assolutamente buia, vuota, senza nessuno per strada e perfino con i lampioni spenti.

Roba degna del peggior film splatter.

A parte la costante paura di essere violentata/aggredita/sgozzata/fatta a pezzi/gettata nel fiume, si accompagnava la totale estraneità della zona che era talmente buia che non riuscivo neanche a leggere le insegne delle strade, e i ciclisti che ti sfiorano a 80/h senza vedere nulla.

Il primo locale in cui siamo stati era il famoso Club de Visionaire sul fiume. Un locale all’aperto che potrebbe essere uno qualsiasi dei nostri in un posto estivo turistico.

Di sera a maniche corte, sull’acqua, in un locale all’aperto. Tutto mi sembrava, tranne che Berlino.

Successivamente siamo stati in un locale vuoto. Questo era davvero la classica discoteca nostrana sulla spiaggia col palco di legno a bordo acqua. E però era vuoto. Quindi siamo andati al Katerholzig, un posto rinomato per essere figo e per la politica di selezione all’ingresso che non ti fanno entrare. E infatti non ci hanno fatti entrare.

A dirci di no è stata una tipa che era all’ingresso, una reincarnazione di Patty Smith non dei giorni nostri ma dei giorni di ieri, rimasta com’è sotto la botta di qualche allucinogeno ai primi anni ’70. Avrà avuto 55 anni, capelli biondissimi, alta e magrissima. Un cappello alla Patty Smith dei tempi d’oro e gli occhiali da sole alla John Lennon all’1 di notte. Una specie di gilet nero e dei pantaloni a fiori giganti.

Non esattamente il classico tipo di persona che ti aspetteresti in una discoteca.

Sulla via del terzo locale, perdiamo Ferdinand che, stanco, va a casa a dormire.

La serata continua invece con Alessandro, al club Rosis a Friedrichshain, una ex abitazione lasciata arredata com’era, con i mobili di un tempo, la cucina, la tv “a cascettone” ecc.

Non so se Berlino mi piaccia, né se mi divertirò. Mi dà l’idea che nei locali ci sia solo gente scoppiata e fattissima, solo calatoni all’ennesima potenza. E chi non è fatto, è ubriaco. Non so quanto divertimento ci possa essere nell’essere attorniati unicamente da una quantità di gente non normale e in perenne stato di alterazione mentale e fisica.

Alessandro mi racconta la sua esperienza berlinese, dicendomi: “Berlino ti cambia. Nessuno va via da qui esattamente com’è venuto. Vedrai……..! Anch’io all’inizio non mi sentivo a mio agio, ero chiuso, sulle mie, quasi negativo. Ora sono completamente cambiato, non me ne frega proprio più niente”.

Mi piacciono questi discorsi. Mi piacerebbe avere una vera forte evoluzione, tanto da notare io stessa il mio cambiamento facendo cose che non ho mai fatto ed essendo cose che non sono mai stata. E forse Berlino, è il posto migliore in cui cambiare.

Quando la serata finisce e torno a casa, morta di sonno che non vuoi che il letto, sotto al portone, all’alba delle 5….. non trovo le chiavi di casa.

Perse alla prima uscita, scomparse, dematerializzate. Inghiottite dal nulla.

Mi guardo intorno e vedo solo buio, una strada deserta senza nessuno, i locali della mia zona ormai tutti chiusi, il sonno che mi fa impazzire, e devo preventivare di stare in piedi non si sa a fare che tutta la notte in una città che non conosco, per almeno almeno almeno altre 5-6 ore. Prevedendo questa bella continuazione, mi dico che almeno la temperatura è assolutamente mite e riesco perfino a sentirmi sollevata per questo. Mando un inutile messaggio alle coinquiline che, evidentemente, dormivano. E quindi chiamo Alessandro, il mio salvatore occasionale dell’alba per chiedergli soccorso.

Alessandro però abita a quasi un’oretta. Si era già avviato verso casa all’uscita della discoteca. Domani deve partire per l’Italia. Non possiede liquido per le lenti a contatto di cui io necessito assolutamente per togliere le lenti e dormire. Senza lentine e senza occhiali, l’indomani non potrei tornare a casa. Lui si presta a farmi dormire da lui, praticamente un santo!

Ma a quel punto prego perché le mie chiavi si materializzino, perché non ho alcuna voglia di fare un lungo tratto a piedi per prendere la metro e fare anche un cambio per raggiungerlo e poi fare non so quanto  di metro per arrivare da lui. E così, rovistando dopo la preghiera, trovo le chiavi e posso salire a casa.

Il brivido di dover passare una notte fuori a zonzo, tutto sommato, a pericolo scampato e pensandoci dopo una lunga dormita, non era poi così atroce.

Buonanotte.