Prima settimana a Francoforte

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Skyline Francoforte

L’evoluzione ci ha voluto viaggiatori” Bruce Chatwin

La prima settimana è andata.
Settimana strana: noiosa e divertente, ricca e uguale a se stessa, velocissima e lenta, passata con gli occhi della scoperta e con gli occhi di chi si è ambientato già.
Non voglio fare i soliti discorsi da meridionale media attaccata alla famiglia, ma salutare i propri cari all’aeroporto è dura. Vorresti che finisse subito e vorresti ancora un ultimo abbraccio, vorresti non essere lì e far finta di niente e vorresti tornare indietro a stringerli e non lasciarli più. Oppure potarli con te, ma non si può. In quei momenti pensavo alle persone che partono per le missioni militari, a quelli che si trasferiscono davvero dall’altra parte del mondo come l’Argentina o l’Australia o a quelli che firmano contratti a tempo indeterminato in Cina o in Canada: come faranno loro a salutarsi?

All’imbarco ho incontrato un’amica del ginnasio che ora vive all’estero, saranno più di dieci anni che non ci vediamo ma è stata molto carina, mi ha raccontato di lei e mi ha detto che sapeva perfettamente io come mi sentissi, nonostante credessi di non mostrarlo. Abbiamo fatto scalo a Monaco, poi lei aveva la coincidenza per l’Austria ed io continuavo per Francoforte. All’aeroporto di Monaco mi è sembrato di stare su un altro pianeta. Migliaia di persone e non volava una mosca, zero totale, silenzio assoluto. Com’è mai possibile una cosa del genere??? Ci sono migliaia di persone, bar accanto agli imbarchi, personale che lavora, una tazzina UNA che fa rumore quando la sposti… niente. Ero veramente esterrefatta, senza parole. Quando ho fatto una telefonata ho parlato zitta zitta come si parla quando sei in stanza con qualcuno che dorme e non vuoi svegliarlo.
Dall’aereo per Francoforte, prima della città ci sono chilometri e chilometri di foresta stupenda verde scuro, molto fitta e molto particolare.
A Francoforte piove, ho preso un taxi per arrivare a casa, guidato da un marocchino che, incurante della pioggia fittissima e dei limiti di velocità con la pioggia, viaggiava tranquillamente in terza corsia superando la qualunque fino a fare aquaplaning con la macchina che sbanda in autostrada, non so se mi spiego…! Mi sono vista a fette nel guardrail, ma alla fine sono arrivata a destinazione sana e salva, e non so come. A casa ho conosciuto uno dei tre coinquilini, Stefan, 29enne di Hannover, e siamo andati a fare la spesa qui vicino. Io ho preso tre cose a caso perchè per la stanchezza e la mia non-voglia di applicarmi non mi andava di stare lì un’ora (che poi in genere è il mio standard di tempo da supermercato perchè mi incanto a guardare tutto).
Poi ho conosciuto la seconda coinquilina, tedesca di vicino Colonia e abbiamo cenato tutti e tre insieme facendo quattro chiacchiere. Del terzo coinquilino, un francese, non hanno notizie. Non sanno dove sia, quando torna e se torna. Bah.

Domenica mi volevo sparare.
Ecco sì, non potrei dirlo meglio. I motivi? Presto detti.
I coinquilini sono spariti, rinchiusi nelle loro stanze, non escono da lì, non parliamo, non c’è  un minimo di socialità in casa. Io che ho bisogno di cento cose per la casa scendo e trovo TUTTO CHIUSO. E se dico tutto intendo TUTTO, non “tutto”. Anche i grandi magazzini, i ristoranti, supermercati, le farmacie (dovrebbero fare i turni, ma quelle vicine erano chiuse). Insomma, non sai dove andare o che fare. Pochissima gente per strada e di certo non mi avvicino a sconosciuti a caso per dire: “ciao, sono sola a Francoforte, vuoi fare amicizia con me?”. Torno a casa, la situazione sociale è sempre la stessa (cioè inesistente), non ho nulla di ciò che mi serve e non posso comprarlo, mi mancano la famiglia e gli amici, avrei dovuto portarmi qualcuno come mi aveva suggerito un’amica. Non posso usare pc e internet perchè mi manca l’adattatore per la spina del pc e ho dovuto sfruttare per due giorni la batteria autonoma, che poi saranno due ore in tutto. Ah, e fuori pioveva! A dirotto! Io sono scesa lo stesso per vedere dove fosse il mio posto di lavoro e fare le prove con la metro per non arrivare tardi il giorno dopo. Non capivo un cazzo di come si facesse il biglietto della metro (perchè c’è una modalità poco logica alle macchinette) e nessuno a cui chiedere (un’anima pia, mi salverà successivamente, solo al mio secondo tentativo del giorno). La prova mi riesce ma alla fermata che mi serviva le porte non si sono aperte e sono scesa a quella dopo, col diluvio e facendo 20 minuti di cammino. Una volta a casa mi sono sentita triste e sola, a guardare il soffitto e sperare che passasse il tempo. Mi manca la famiglia, mi mancano gli amici, mi manca la mia vita giù. Mi metto a letto alle 20,20 intontita dalla stanchezza e un mal di testa incipiente, ma a quell’ora c’è ancora il sole forte qui (e non ho una tenda in camera) quindi sentivo tutto il bioritmo sballato.

La settimana poi, è andata via via sempre meglio.
Al lavoro ho ritrovato quella socialità italiana che ho sempre detestato ma che qui ho adorato. Mi fa sentire a casa, ma soprattutto non isolata e sempre sola come a casa coi coinquilini. L’unica cosa ottima del loro silenzio è che è tale anche quando si preparano la mattina, per cui io non li sento proprio e non vengo infastidita da rumori e parlottamenti vari. Il lavoro è leggero, mi lascia anche abbastanza tempo libero, che in realtà è fittizio perchè tornando a casa entro in tutti i centri commerciali esistenti (decine e decine), più la spesa si fanno presto le 20. Cucina, mangia, lava, sento i miei su skype e la giornata è finita. A fine settimana ho conosciuto un ragazzo e una ragazza italiani che fanno lo stage del mio stesso bando qui, ma all’istituto di cultura, abbiamo pranzato insieme, ci siamo raccontati un po’ e fatti un giro per i centri commerciali. Ho avuto finalmente la sensazione di stare in vacanza con due amici. E’ stata una boccata d’aria non indifferente.

Problema: il tedesco. Il primo giorno non capivo niente, sono solo riuscita a cogliere che qui hanno un accento assurdo e molto forte. A lavoro parlo italiano perchè siamo italiani, e tutto il resto del giorno non proferisco parola con nessuno (eccetto i famigliari, ovviamente in italiano). Il mio tedesco si limita a quando vado a fare la spesa “ja”, “nein”, “danke”, “hallo”, “aufwiedersehen” e poco altro. Troppo poco altro. Parlo molto di più nelle vacanze all’estero o uscendo con ragazzi tedesci/austriaci a Napoli che vivendo a Francoforte. Ci si potrebbe fare tranquillamente una vita da italiani qui con italiani, stare sempre tra noi e avere solo questi sporadici contatti con i locali. Ma non sono qui per questo. Anche al lavoro, i primi giorni che leggevo articoli in tedesco mi vedevo avvilita, incapace e stupida. Piano piano adesso riesco a tradurre più o meno tutto a senso e a capire il significato anche delle parole che non conosco, uso il vocabolario solo per sicurezza ma mi sto sciogliendo.
La prima settimana è stata piena di cose da fare, da pensare e da sistemare che non sono neanche mai uscita ancora la sera. Ma soprattutto mi vergogno profondamente di una cosa: non ho ancora fatto neanche una foto nè dieci secondi di video a qualcosa. Devo rimediare al più presto, perchè gli spunti non mancano di certo.